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I nostri politici arroccati in difesa dei vitalizi

di Vittorio Testa -

29 giugno 2020, 08:56

I nostri politici arroccati in difesa dei vitalizi

Di fatto giudici di loro stessi, i senatori  hanno provveduto ad annullare il taglio dei vitalizi agli ex parlamentari approvato nel 2018. La decisione è stata presa dalla Commissione contenziosi: tre su cinque favorevoli, due i contrari, della Lega. Centinaia di ex parlamentari  avevano sguainato spada e contrattaccato, sostenendo l'incostituzionalità del provvedimento. In genere queste opposizioni divenute contenziosi   all'esame della commissione del Senato, erano state scritte o patrocinate dall'ex senatore di Forza Italia, Paniz, un avvocato friulano sempre pronto a metter mano alle carte bollate e in continue battaglie mediatiche sull'argomento, molto sentito,  come si sa, da gran parte degli italiani. Ferocissimi duelli, accuse di populismo e contraccuse di scandaloso rifiuto dei nostri politici trincerati per salvaguardare un privilegio diventato sempre più destestato, pari passo al crescere della crisi economica. L'avvocato Paniz- Paniz angelicum per la casta pollitica-oggi è doppiamente raggiante, sia come professionista sia come ex senatore che percepirà il vitalizio non decurtato. Sostiene, codici alla mano, che la legge taglia vitalizi non poteva che cadere perché colpevole di plurime violazioni della giurisprudenza «consolidata della  Corte costituzionale e del diritto dell'Unione europea». La delibera conterrebbe strafalcioni enormi. Non può essere retroattiva. Non deve avere effetti perenni né riguardare una sola categoria bensì essere ‘erga omnes’. E stabilire un taglio ragionevole: «Qui invece - spiega Paniz - il taglio raggiungeva l'8 per cento degli importi». 

E l’avvocato saluta la bocciatura che ha «ristabilito lo Stato di diritto». Ma da sempre, in tema di privilegi dei parlamentari e dei consiglieri regionali, la battaglia non è in punto di diritto ma è diventata una questione morale. Categoria nella quale quasi sempre  i codici passano in second’ordine se non addirittura contestati in quanto difensori prodotti su misura dallo stesso sistema di potere consociativo e autoreferente. Allora la situazione diventa altamente infiammabile , un clima da Bastiglia il 14 luglio.
 Il cittadino che chiede un gesto ritenuto poco più che simbolico, un piccolo sacrificio come concreto gesto di solidarietà del Palazzo nei confronti  di una comunità falcidiata da una crisi che dura da dodici anni. E che mette paura per un futuro che potrebbe essere persino peggiore. È tutto qui, nella richiesta del cittadino terrorizzato dallo spettro della solitudine che chiede all'eletto un segno, un atto di generosità. Rispondere con il «dura lex sed lex» forse è quanto di peggio possa capitare.
Non si attenta allo Stato di diritto chiedendo un aiuto e non si vìola la legge sollecitando il ceto politico a mettersi ,come si diceva un tempo, nei panni  dell'uomo della strada: quella moltitudine che tira la carretta e arriva sì e no a fine mese. Non è forse anche e soprattutto per questo che li abbiamo eletti?  Ma rifiutare un appello alla solidarietà sarebbe un errore che potremmo pagare molto caro.Speranze? Poche. Il nostro ceto politico arroccato a difendere lo Stato di diritto evoca un titolo di un saggio di Isaia Berlin: «Il legno storto dell'umanità»