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EDITORIALE

Macron sacrifica il premier troppo bravo

di Paolo Ferrandi -

04 luglio 2020, 08:37

Macron sacrifica il premier troppo bravo

Tanto tuonò che piovve. Le dimissioni, «spintanee» più che spontanee, del premier francese Edouard Philippe erano annunciate addirittura prima della batosta presa dal partito del presidente Emmanuel Macron al secondo turno delle municipali di domenica scorsa. E non per, appunto, la batosta di La République en Marche, il movimento macroniano, quanto per il fatto che Philippe è stato uno dei pochi sindaci della maggioranza ad essere eletto  - nella sua città, Le Havre - con ampio margine. Il tutto, unito a una forte credibilità personale - e una notevole forza mostrata nei sondaggi -, alla fine ha fatto ombra  al Presidente che, nel sistema francese, è una figura quasi monarchica e che, quindi, dispone dei primi ministri a suo piacimento. Così siamo arrivati al cambio di premier in corsa. 
 Il prescelto per la successione è Jean Castex, un ex gollista come Philippe e come lui sindaco, ma di un paesino di neanche 7.000 abitanti, Prades, nei Pirenei. Ha guidato, da funzionario,  la riapertura del Paese dopo il lockdown. Secondo l'Eliseo è l'uomo giusto per «guidare il dialogo verso la ricostruzione». Secondo fonti della presidenza Castex «non ha affatto il profilo del burocrate parigino, ha un forte accento del sud-ovest, è spiritoso e sa stare in mezzo alla gente». Una descrizione che assomiglia molto a un'«excusatio non petita» e mostra la coda di paglia di Macron che ha scelto l'ennesimo uomo in grigio, e per di più dalle file della destra moderata, in un momento in cui i francesi hanno affidato le grandi città a figure di sinistra con una forte impronta ecologista.