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EDITORIALE

Autostrade: governo tra incudine e martello

di Domenico Cacopardo -

10 luglio 2020, 12:19

Autostrade: governo tra incudine e martello

La Corte costituzionale, l’altro ieri sera, ha messo la parola fine al processo sulla costituzionalità del decreto-legge con il quale, tra l’altro, la società è stata estromessa dalla ricostruzione del ponte di Genova, con addebito, oltre che dei danni da riconoscere ai parenti delle vittime, dei costi di ricostruzione. Il ricorso era stato presentato al Tar Liguria che aveva giudicato non irrilevanti le censure di costituzionalità.
Il tutto, mentre la giornata era stata movimentata dalle polemiche suscitate dalla decisione («obbligata») del ministero delle Infrastrutture di indicare la società Autostrade come consegnataria del ricostruito ponte di Genova.
Il decreto - scrive la Corte - è costituzionale e risponde all’irrinunciabile esigenza cautelare di non affidare la ricostruzione del ponte a chi, gestendolo, non ne aveva prevenuto e impedito il crollo.
Diciamocelo francamente: una decisione inattesa che susciterà dotti e contrastanti commenti di dottrina giuridica. Rendiamoci conto, peraltro, delle reazioni che avrebbe suscitato nell’opinione pubblica una dichiarazione di incostituzionalità. 
Sullo sfondo, però, c’è una questione che i media hanno accuratamente evitato di ricordare, ma che rimane là a rendere tutto labile e discutibile. Si tratta della mancata conclusione della fase preliminare (istruttoria) del procedimento giudiziario immediatamente aperto dalla procura della Repubblica di Genova. Fra poco saranno due anni dal verificarsi della tragedia. 
Nel nostro sistema «ordinario» l’accertamento delle responsabilità penali dovrebbe precedere tutti gli altri passi, civili o amministrativi. E l’assenza non dico di una sentenza ma di un semplice rinvio a giudizio rende ogni decisione in merito alla concessione largamente contestabile.
Naturalmente, la decisione della Corte costituzionale è un punto fermo che non può essere bypassato né accantonato e, quindi, siamo di fronte a un inatteso rafforzamento delle ragioni dello Stato e a una sconfitta dei rilievi del concessionario. Questo comporta che tutte le decisioni (meno quelle di pertinenza dell’autorità giudiziaria ligure) vengono facilitate e accelerate, benché il governo si trovi tra l’incudine e il martello. L’incudine di un’attesa revoca della concessione che, a conti fatti, dopo la novazione delle norme, potrebbe sempre comportare una penale di circa 20 miliardi di euro e il martello di una estromissione dei Benetton dalla maggioranza azionaria, mediante acquisto delle azioni di Aspi da Cassa Depositi e Prestiti e F2i (di proprietà della Cassa medesima), con il problema - di difficile soluzione - del valore da attribuire alle azioni medesime.
La sensazione, peraltro, è che la proprietà della concessionaria terrà un atteggiamento duttile e collaborativo (ovviamente la reazione della politica nazionale, i cui pozzi sono stati da tempo avvelenati, è imprevedibile).
«Hic Rhodus hic salta», «Qui c’è Rodi e qui devi decidere» (se attaccarla o ritirarti): non resta molto tempo al premier Conte e all’emiliana ministra De Micheli per decidere. Ed è probabile che la scelta, visti i tempi di una trattativa sulle azioni, volgerà verso la revoca della concessione.
Molti si riterranno soddisfatti, dimenticando le dimensioni dell’affaire autostradale, il valore dei corsi azionari, l’importanza di un personale altamente specializzato e, infine, l’allargamento di una sfera pubblica che non sta tornando ai fasti degli anni ’60, ma sembra testimoniare una svolta statalista e pseudosocialista, senza il management che, allora, lanciò l’Italia nell’empireo delle grandi potenze industriali e manifatturiere. 
Mentre le 130 opere pubbliche annunciate dal governo comprendono vari interventi progettati proprio da Aspi (tra essi, pronta all’appalto la Gronda di Genova) diventa difficile immaginare un efficace rilancio del settore «infrastrutture» senza il supporto di un’azienda che ha conquistato un primato internazionale.
Certo, la Soc. Autostrade è considerata dagli italiani la responsabile del crollo del ponte Morandi: ma finché questo non sarà stabilito da una sentenza rimarremo nell’ambito delle discrezionalità amministrative, in nome delle quali sono stati realizzati i peggiori obbrobri del passato.
Comunque, volge al termine la terza tappa di questo interminabile viaggio verso un riassetto delle autostrade, dal risultato, come sempre, incerto. Incertissimo.

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