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EDITORIALE

Per ottenere fondi Ue servono progetti chiari

di Alfredo Alessandrini -

13 luglio 2020, 08:47

Per ottenere fondi Ue servono progetti chiari

Mentre è ancora da definire concretamente il piano di rilancio del nostro Paese, continua il confronto fra i leader dei Paesi Europei sul Recovery Fund in vista del Consiglio Europeo del 17 e 18 luglio. A questo proposito è importante sottolineare la proposta recentissima del Presidente del Consiglio Europeo Michell di puntare, in linea con la proposta della Commissione Europea, su un Recovery fund di 750 miliardi di euro di cui 500 a fondo perduto e 250 di prestiti che costituirà la base della sua proposta ai 27 Stati membri.
In attesa di questa decisione di fondamentale importanza per il nostro Paese, dovrebbe, a nostro avviso, procedere con maggiore celerità la definizione operativa del Piano di rilancio  che costituirà la base per ottenere i finanziamenti che saranno, in ogni caso, consistenti. Si è dedicato un tempo troppo lungo alla parte di analisi e proposta del Piano per l’Italia e temiamo che la parte di sintesi, fondamentale per rendere attuabile il ritorno alla crescita del Paese, venga  troppo compressa non consentendo un adeguato confronto con tutte le parti politiche e sociali.
Il Piano di rilancio diventa quindi lo strumento indispensabile sia per ottenere i fondi europei che per dare una reale prospettiva di uscita dalla pesante situazione economica in cui versa il nostro Paese dopo l’emergenza Covid 19.  Ricordiamo che per ottenere i fondi europei occorre una solida progettazione, una credibile pianificazione dei tempi e delle risorse e una rendicontazione molto precisa dei fondi impiegati.
Va considerato che rendere conto dovrebbe essere una condizione base per chi amministra la cosa pubblica a qualsiasi livello, locale e nazionale. E’ un atteggiamento etico essenziale  per chi riceve risorse economiche da amministrare che provengono dai cittadini. Quindi il rendere conto delle risorse ottenute dall’Europa non deve essere visto come una condizionalità ma addirittura come un aspetto fondamentale insito nel ruolo di chi amministra. Vogliamo essere più chiari: per il MES vi è la giusta condizione che i fondi siano impiegati per la sanità e per i miglioramenti necessari per rispondere a Covid 19; vi è poi la richiesta di rendere conto dell’utilizzo delle somme spese. In un recente dibattito sul MES questa ultima richiesta è stata considerata come condizionalità ed invece è solo normalità rendere conto di come sono stati spesi soldi prestati a tassi prossimi allo zero. Recentemente il Ministro Gualtieri ha dichiarato che il nostro Paese userà il MES se sarà necessario. A noi sembra che  i 37 miliardi del MES ricevuti subito siano necessari alla luce dei dati recenti della Commissione Europea sul nostro PIL a – 11.2% nel 2020, il peggiore in Europa. Ma non solo, anche alla luce di un recente studio che, sulla base degli interventi per la tutela del lavoro, a favore delle imprese, misure per la liquidità, per la sanità, per il sociale e così via, il saldo netto da finanziare è di 179,562 miliardi di euro e l’indebitamento netto 75,309 miliardi. Ecco la risposta alla domanda che si fa Gualtieri sulla necessità del MES: è indispensabile come lo sono le misure della BCE, della BEI, il SURE e, naturalmente, il Next Generation Europe con le linee di finanziamento e di concessione a fondo perduto del Recovery Fund. Ma per ottenere tutte queste risorse occorrono progetti precisi, budget definiti, tempi certi di attuazione e rendicontazione delle spese effettuate e dei risultati ottenuti. Tutte richieste normali che, però, non hanno ancora trovato risposte certe dal Governo.