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EDITORIALE

Vertice Ue: l'azzardo di Conte e le prospettive

di Augusto Schianchi -

19 luglio 2020, 10:52

Vertice Ue: l'azzardo di Conte e le prospettive

Il Vertice non si è ancora concluso, e dopo l’acceso confronto, si attende una proposta di mediazione da parte della presidente Merkel, che attenui le asprezze e consenta un piccolo passo in avanti. Intanto la pandemia del covid non rallenta, anzi in diverse regioni del mondo, le più povere, si espande con grande rapidità. Questo frena in modo pesante la ripresa dell’economia, diffondendo una grande incertezza. La conseguenza è il crollo dei consumi (il principale fattore di crescita), e la crescita dei risparmi. Senza che le imprese procedano a nuovi investimenti, nonostante i tassi d’interesse a zero. In questa fase di recessione dovrebbe essere la politica fiscale degli stati finanziare gli investimenti pubblici. Ma - vale un po' in tutti gli stati - questi procedono con lentezza, perché da un lato non è facile improvvisare nuovi progetti (con le inevitabili lentezze burocratiche). Dall’altro, dietro ogni investimento ci sono gli elettori, ai quali i partiti al governo non vogliono rinunciare.
Per questo i risultati del Vertice sono così importanti: perché ogni governo esprime richieste in funzione del proprio elettorato. La prospettiva di un’Europa unita, del bene comune, ed degli altri ideali restano, ma sono una meta lontana. Ciò che conta, è quanti soldi ogni governo porta a casa dopo il Vertice. A partire da quelli a fondo perduto.
Per questo il presidente Conte ha scelto di giocarsi il tutto per tutto, adottando una strategia d’azzardo, che - se perdente, come probabile - porterebbe l’Italia ad un totale isolamento.
Non è questa la strategia migliore per l’Italia, anzi è l’esatto contrario agli interessi italiani. L’Italia dovrebbe chiedere il massimo di cooperazione solidale, con l’offerta in contropartita del massimo di responsabilità, con le più ampie garanzie sul loro impiego e disponibilità a controlli esterni. Purtroppo, se così fosse, seguirebbe l’inevitabile accusa di subalternità dell’Italia verso l’Europa da parte della nostra destra sovranista e di buona parte dei grillini. E questo indebolirebbe la già incerta solidità di Conte, che, per evitarlo, oggi combatte una battaglia persa in partenza, molto rischiosa per la credibilità futura dell’Italia. Paradossalmente solo la Merkel ci può salvare.
Conte sa benissimo che se i risultati fossero inferiori ai 750 miliardi iniziali, si avvierà un processo politico che, dopo il referendum e le elezioni regionali, porterebbe alla sua sostituzione. Chi sarà il futuro presidente, è tutto da discutere. Se fosse di assoluto prestigio, il nuovo governo (per superare l’emergenza) in parlamento otterrebbe una maggioranza d’attesa, perché pochi degli attuali eletti sarebbero disponibili a tornare a casa oggi, con scarsissime probabilità di rientrare.
Il compromesso che uscirà dal Vertice, non sarà la fine del dialogo. Il vero problema all’ordine del giorno è la costruzione di un nuovo patto sociale europeo. Che garantisca da un lato a tutti i cittadini una copertura sanitaria universale pienamente soddisfacente, dall’altro la massima flessibilità nei rapporti di lavoro per conseguire gli aumenti di produttività più elevati. Nella piena consapevolezza che la flessibilità del lavoro comporta sempre altrettanta insicurezza; ma che senza gli aumenti di produttività generati dalla flessibilità non vi può essere crescita economica importante. 
Con gli investimenti per i giovani come prima emergenza. Investimenti nella scuola, estesa a tutte le attività formative che ne rafforzino le competenze nel mercato globale. Perché sarà la ricchezza prodotta dai giovani d’oggi che si potrà assicurare domani la sicurezza per tutti.