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EDITORIALE

Nuovo debito un'apportunità se utilizzato per investire

di Augusto Schianchi -

28 luglio 2020, 08:44

Nuovo debito un'apportunità se utilizzato per investire

In democrazia è normale che quando il governo ottenga un successo (come la creazione del Recovery Fund), l’opposizione agiti comunque i pericoli nascosti: è una fregatura… è stato il commento gridato qualcuno. Ora, la ragione per cui i soldi a fondo perduto siano una fregatura, sinceramente ci sfugge. Ma sulla quota di prestiti che andranno restituiti, qualche riflessione è necessaria.
Un prestito di per sé non dice niente; per qualificarlo in senso economico, è necessario aggiungere quant’è il tasso d’interesse ed in quali tempi bisogna restituirlo. Nel caso del Recovery Fund, il tasso è lo 0,1% e la scadenza è il 2058.
 Restituire un prestito è sempre faticoso, ma se esso viene impiegato bene, il prestito dà un grosso aiuto a chi lo riceve. Senza credito non c’è crescita. Ad esempio, il prestito, contratto a suo tempo per costruire l’autostrada del sole, ha dato buoni frutti per lo sviluppo dell’economia italiana. Vi immaginate oggi un’Italia senza autostrada del sole?
Gli economisti quando devono decidere sulla bontà di un investimento, confrontano il suo costo (gli interessi da pagare) con il corrispondente ricavo atteso. 
Pagare un euro per ogni mille presi a prestito è molto vantaggioso per l’Italia, tenendo anche conto della scadenza, il 2058. Perché nei prossimi anni, avremo anche un po' d’inflazione (il 2% l’anno?), di cui dovremmo tener conto. Con questo tasso e con questa inflazione attesa, una parte del debito si ripagherà da solo, perchè eroso dell’inflazione. 
E questo andamento favorevole lo ritroveremo nel rapporto debito/PIL: se il tasso nominale di crescita dell’economia (tasso reale più inflazione) è maggiore del tasso d’interesse, quel rapporto si riduce automaticamente, perché il denominatore cresce più velocemente del numeratore.
Allora il problema non è quello di prospettare un futuro di lacrime e sangue (faremo la fine della Grecia! … e puta caso perché non quello dell’Irlanda -il paese con maggior crescita in Europa); piuttosto il problema è quello di investire in modo profittevole i soldi ricevuti in prestito (oltre a quelli ricevuti a fondo perduto), così da sostenere in futuro un robusto profilo di crescita.
Il nuovo debito comune dell’Unione Europea è una grande opportunità per i mercati finanziari internazionali, sempre alla ricerca di “safe assets” (attività finanziari sicure), dove investire l’enorme liquidità in circolazione. Ed è una fortuna per l’Italia far parte dell’Unione Europea. I 750 miliardi di euro del Recovery Fund sono pari solo al 5% del PIL europeo. Quindi nel lungo periodo abbiamo enormi prospettive per finanziare lo sviluppo, in ottica verde e digitale; soprattutto per produrre ricchezza per sostenere una scuola che offra una prospettiva ambiziosa alle giovani generazioni, e una dignitosa sicurezza ad una popolazione che invecchia.
I problemi dell’Italia sono ormai ben codificati nei testi scolastici: 
l’Italia negli ultimi trent’anni non è cresciuta perché non ha investito; non ha investito perché si è trovata con un debito pubblico enorme, accumulato nei felici anni ’80, quando lo stato pagava interessi reali (al netto dell’inflazione) dell’8%, ben maggiori della crescita effettiva. Un debito insostenibile nel lungo termine.
L’entrata nell’euro ci aveva consentito di risparmiare tanto sugli interessi nei primi anni 2000, ma il risparmio lo abbiamo allora sprecato in spesa corrente. Poi è arrivata la crisi finanziaria del 2008, ed è cominciata un’altra storia. Sono sempre ben accette le critiche sul passato, ma per favore, si prega di offrire una qualche idea sul futuro, che non sia un ritorno al passato.