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EDITORIALE

Il presente è difficile, ma il futuro non è da meno

di Augusto Schianchi -

31 agosto 2020, 08:43

Il presente è difficile, ma il futuro non è da meno

Non sembri esagerato, ma il risultato delle prossime elezioni americane deciderà il futuro del mondo per il prossimo decennio. Se poi si pensa che per quel risultato decideranno i 3 o 4 cosiddetti swing states (quelli che votano democratico o repubblicano a seconda del caso), se poi si pensa che negli swing states basteranno un pugno di voti per spostare il risultato finale da una parte o dall’altra… sovviene - direbbe il saggio - il senso dell’ironia del mondo.
Le elezioni saranno un punto di svolta, perché i due candidati - a parte le valutazioni strettamente individuali - rappresentano due modi opposti di collocare l’America nel mondo. Trump è per l’America First, Biden per un approccio multilaterale basato sulle alleanze consolidate. A Trump non interessano la storia (che sospettiamo conosca molto poco) e tantomeno l’Europa. Gli interessa soltanto il business, quello immobiliare in particolare. Biden rappresenta un ritorno della tradizione americana di un’alleanza atlantica forte. Lui stesso, personalmente, identifica l’americano medio, con un patrimonio personale di poche centinaia di migliaia di dollari (dopo quasi 50 anni di membro eletto del Congresso) e del mutuo per la casa da pagare.
Al momento i sondaggi mettono in vantaggio Biden, ma le elezioni sono ancora lontane ed i sondaggi non sono mai troppo affidabili. 
Nel frattempo, la decisione più importante è stata quella comunicata dalla Federal Reserve, vista favorevolmente da entrambi i candidati. 
La prospettiva dei tassi d’interesse negativi in attesa di un rialzo dell’inflazione ad almeno il 2%, è stata sopravanzata da un obiettivo più a lungo termine, di 3/5 anni. 
I tassi d’interesse rimarranno negativi anche se nel breve termine dovesse registrarsi un rimbalzo del tasso d’inflazione, magari per uno shock esterno, anche superiore al 2%. 
Gli obiettivi della politica monetaria saranno due: un’inflazione media nell’arco di un triennio del 2%, e la piena occupazione. Dove la piena occupazione rimane un obiettivo non indentificato da un tasso di disoccupazione ben precisato (fino ad oggi era il 5%), ma soggetta all’interpretazione ragionata della Fed stessa.
In altre parole, per il risparmiatore/investitore: i tassi d’interesse rimarranno negativi, anche in presenza di un possibile rimbalzo del tasso d’inflazione; gli stessi tassi rimarranno negativi fino a quando l’economia non si sarà ben ripresa dalla crisi del Covid. 
Nel dettaglio poi la Fed deciderà caso per caso. Ripresa economica in primis e inflazione saranno i parametri di riferimento per la politica monetaria. Nel frattempo, avanti così, con parallelo acquisto di titoli, pubblici e corporate, sui mercati finanziari.
Questo indirizzo molto chiaro è stato immediatamente fatto proprio dalla Banca Centrale Europea. 
In questi mesi la Bce ha svolto in modo eccellente il proprio lavoro (come hanno riconosciuto anche autorevoli esperti internazionali solitamente molto critici), non solo mantenendo negativi i tassi d’interesse, ma finanziando a tassi ancor più bassi le banche che hanno utilizzato le risorse a disposizione per finanziare gli investimenti del settore privato. 
Un grande lavoro di innovazioni tecnico-finanziarie e condizioni operative che hanno assicurato fluidità ai mercati finanziari.
Le banche centrali hanno creato le condizioni più favorevoli possibili per la ripresa economica, compatibili con mercati finanziari stabili (come garantito dalla nostra Costituzione che tutela il risparmio privato); ma il percorso verso consumatori che spendono e imprese che investono è ancora lungo. In mezzo c’è il mare della fiducia, che solo i governi possono assicurare con politiche fiscali (spesa e fiscalità) appropriate. 
Ci aspettiamo scelte competenti e lungimiranti. Dobbiamo affrontare un presente difficile, ma c’è anche un futuro da affrontare con il massimo senso di responsabilità.