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EDITORIALE

Alla fermata dell'autobus con metro e mascherina

di Katia Salvini -

14 settembre 2020, 11:16

Alla fermata dell'autobus con metro e mascherina

Ci siamo, la prima campanella. È ora di salire sull'autobus e sullo scuolabus. Ma con quali regole? Quando giocavo a nascondino, chi stava «sotto», finita la conta, recitava una formuletta: «chi è fuori è fuori, chi è dentro è dentro. Io non c'entro». Lo stesso faranno gli autisti di autobus e scuolabus di fronte alla serie infinita di indicazioni da laurea ad honorem in Scienze confuse che si sono susseguite nelle ultime settimane. Norme contraddittorie che si sovrappongono ad altre ancora più insensate.
Ma proviamo a fare il punto: per quanto riguarda il trasporto pubblico è stabilito che la capienza massima può arrivare all’80% consentendo alle persone sia di sedersi che di stare in piedi. Vuol dire che se su un ipotetico pullman da 100 posti salgono 80 persone, ciascuna avrà diritto a un sedile e un quarto. Non essendo (ancora) gli umani divisibili a quarti come i manzi, non so come quel tizio potrà utilizzare il quarto che gli spetta se non come distanziamento, ma so che di sicuro quel 25% di sedile non misura un metro (la distanza di sicurezza),  a meno che non si trovi su un jet in business class.
Invece per gli scuolabus  è consentito raggiungere il 100% della capienza per tragitti sotto i 15 minuti. Forse qualcuno ha cronometrato i droplet e ha scoperto che per un quarto d'ora fanno piroette nell'aria su se stessi e solo dopo cominciano a cercare nasi e bocche dove accasarsi. Ma soprattutto ha scoperto che volano alti come aquile, quindi sopra la testa dei bambini anche se seduti appiccicati come mosche.  
Stesso discorso per le mascherine: obbligatorie sui mezzi pubblici e sugli scuolabus solo se non è possibile l’allineamento dei passeggeri tutti nella stessa direzione. Probabilmente nella nota dell’Oms che mi è sfuggita è indicato anche che il Covid-19 è infettivo in un’unica direzione. Basta indovinare il «senso unico» giusto e sei immune.
Di fronte a questa Babele di regolamenti, c'è chi chiede a gran voce  che «il Governo dia indicazioni chiare per permettere ai cittadini di trovare un modo sensato per osservare la leggi». Giustissimo. Regole che tutti possano comprendere e verificare facilmente. 
Dunque, cosa ci riserverà il prossimo Dpcm? Ecco un suggerimento nel segno della semplificazione: nei giorni pari può prendere l'autobus solo chi ha i capelli rossi, è juventino, sa fare il punto croce e si ricorda «I Sepolcri»  a memoria, mentre in quelli dispari è autorizzato solo chi è buddista, sa giocare a briscola in cinque, porta le mutande a righe e parla correntemente l'aramaico. Per i festivi meglio incaricare un comitato tecnico di ballerini di hip hop. Pare che il virus non sappia ballare.