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EDITORIALE

Elezioni Usa, le incognite della sfida Trump-Biden

di Augusto Schianchi -

15 settembre 2020, 09:40

Elezioni Usa, le incognite della sfida Trump-Biden

Le elezioni sono tra poco più di 50 giorni, e tutto è ancora molto incerto. Perché Biden è davanti nei sondaggi, ma Trump incalza ad una certa distanza. Biden è avanti di 8 punti, come in maggio, con oscillazioni tra i 6 punti ed i 10. 
Ci sono due fattori da tenere presente. Il primo, scontato, è che i sondaggi sono naturalmente imprecisi, anche se va sottolineato che nello stesso periodo nel 2016 la Clinton era avanti solo di 4 punti. Il secondo fattore è che il sistema elettorale americano è molto complicato, per compensare il peso dei singoli stati (in quanto entità istituzionale) con il rispettivo numero di abitanti (ciascun stato è rappresentato da due senatori, indipendentemente dal numero degli abitanti). In effetti nel 2016, la Clinton ricevette quasi 3 milioni di voti nazionali in più di Trump, e non venne comunque eletta. La sconfitta, probabilmente, fu determinata dai 77 mila voti per Jill Stein del partito dei Verdi, negli swing state, Winsconsin Michigan e Pennsylvania, gli stati che cambiano maggioranza a seconda delle elezioni.
Biden gode di tre vantaggi iniziali. I repubblicani non sono più il partito dei ricchi, anzi per questa elezione, l’America affluente ha finanziato Biden, incluso il sindacato del pubblico impiego, Hollywood e Wall Street. I social, che erano stati la risorsa segreta di Trump contro la Clinton, ora sostengono Biden, anche perché i principali reporters dalla Casa Bianca sono stati regolarmente insultati da Trump durante le conferenze stampa. Le piattaforme dei social bloccano i tweet a favore di Trump e la pubblicità dei repubblicani, contribuendo a dividere la società americana.
L’ulteriore vantaggio per Biden è l’atteggiamento stesso di Trump, troppo diretto, al limite del brutale, nelle sue affermazioni, segnale di una mancanza del necessario “stile presidenziale”. Il messaggio di Trump è: “Non sono simpatico, ma faccio le cose”. Se ci fosse un referendum personale, Trump perderebbe alla grande.
Ma Trump può vantare un grande vantaggio: quello sull’economia.  In agosto, nel peggior mese dell’economia americana, quando pure sono anche cessati i benefici per i senza lavoro causa Covid, nei sondaggi sull’economia Trump ha mantenuto un decente 49 a 47. Anche per i recenti disordini dovuti alle proteste contro la brutalità della polizia, il 60 contro 38 degli intervistati ha affermato che la polizia dovrebbe reprimere le proteste. Mentre i Democratici sono visti sostenere le proteste sociali per un 56 a 31. Il 60 percento ritiene che i Democratici stiano dalla parte di chi protesta.
Quindi i programmi dei due candidati sono facilmente rappresentabili. Trump è per l’ordine e la crescita dell’economia. Biden è per una maggiore inclusione sociale (anzitutto per l’assistenza sanitaria) e minori diseguaglianze. Un programma conservatore contro un programma riformatore.
Gli statistici-giornalisti come Nate Silver, danno per Trump una probabilità su tre di vincere; molti siti di scommesse lo danno vincente per uno su 10. I Media oggi danno vincente Biden, come peraltro davano vincente la Clinton nel 2016.
Purtroppo, come ha ricordato Robin Wright sul New Yorker, come Atene e Sparta entrarono in guerra nel quinto secolo a.C. perché non si capivano più, nonostante parlassero la stessa lingua, così nel 21esimo secolo in America sta accadendo la stessa cosa.
Mancano poco più di 50 giorni alle elezioni, la pandemia Covid continua, e le condizioni del dopo pandemia sono tutte da costruire. Ma nel lungo termine c’è un problema più profondo, di polarizzazione della società, tutto da affrontare.