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EDITORIALE

Le minacce alla nostra precaria democrazia

di DOMENICO CACOPARDO -

17 settembre 2020, 08:47

Le minacce alla nostra precaria democrazia

In questi ultimi giorni, proprio alla vigilia del referendum, con una invidiabile tempistica negativa, emergono due elementi distorsivi del quadro istituzionale della Repubblica.
Il primo è saltato fuori nella querelle - nel cui merito non intendo entrare - tra Davide Casaleggio e i suoi amici a 5Stelle. Parlando dei “suoi” deputati e senatori, il titolare della piattaforma Rousseau li ha chiamati «portavoce» del Movimento, reiterando l’impostazione del padre Gianroberto e attualizzando uno dei must della narrazione grillina. Gli eletti in Parlamento per conto del Movimento «sono soltanto» persone incaricate di pronunciare il suo verbo e, quindi, non rappresentano il popolo ma il partito. Un’idea questa nella quale è intrinseco il vincolo di mandato e il disprezzo per l’istituzione chiave del sistema democratico, l’assemblea legislativa. 
Nella testa dei Casaleggio e di Grillo il Parlamento è un istituto obsoleto che deve essere sostituito con la democrazia diretta, con l’espressione cioè della volontà popolare mediante - guardacaso! - la piattaforma Rousseau. Abbiamo avute già troppe prove dell’inaffidabilità del voto via Rousseau per non ricordare che si tratta di una procedura farlocca, controllata da chi la amministra, cioè il sig. Davide Casaleggio che può manovrare a piacimento i risultati. 
Insomma, il tempismo di Casaleggio fa giustizia di tutto ciò che dal Movimento è stato detto sulla riforma costituzionale e ribadisce una modalità politica che confligge con la Costituzione italiana che - per esempio -
 i ministri come Luigi Di Maio hanno giurato di rispettare.
La seconda notizia mette una pietra sopra le illusioni di queste settimane e riguarda il telaio della nuova legge elettorale, definito tra 5Stelle e Pd, senza concorsi esterni. Si tratta di una legge proporzionale, con sbarramento del 5%, nella quale tutti i senatori e i 4/5 dei deputati saranno eletti secondo l’ordine di presentazione in lista stabilito dai partiti. Coniugando questa normativa con il Parlamento che uscirà dal referendum nell’ipotesi di vittoria del sì, avremo una frattura tra rappresentanti e rappresentati ben più ampia di quanto sia già adesso riscontrabile. Questa frattura è una delle ragioni più evidenti (insieme alla lunga campagna grillina di delegittimazione) per la disaffezione, ormai dilagante, per la politica.
Riflettere su questi errori di sostanza che, tuttavia, rendono evidente una realtà inaccettabile, ci può aiutare nei prossimi giorni e nelle prossime settimane a valutare le attuali condizioni della nostra residua democrazia e le minacce permanenti che la rendono precaria. Come mai avremmo potuto immaginare.

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