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EDITORIALE

Usa: il vaccino diventa un'arma politica

di Paolo Ferrandi -

18 settembre 2020, 10:35

Usa: il vaccino diventa un'arma politica

Fare campagna elettorale durante un'epidemia non è semplice. Soprattutto se la malattia è potenzialmente mortale ed estremamente contagiosa come il Covid 19. Se ne stanno accorgendo negli Stati Uniti dove - oltre agli ovvi problemi di distanziamento sociale che rendono molto complicati (e poco numerosi) i comizi - la stessa risposta alla malattia sta diventando uno strumento di lotta nell'infuocato dibattito che accompagna la corsa alla Casa Bianca.
La risposta data da Donald Trump  e dalla sua amministrazione, secondo i sondaggi, è stata giudicata poco efficace dalla maggioranza degli elettori statunitensi.  E d'altronde i numeri sono abbastanza impietosi, visto l'altissimo numero di contagiati e morti che giornalmente vanno ad aggiungersi al già alto cumulo di vittime della pandemia negli Stati Uniti. A fronte, però, di un andamento economico tutt'altro che disastroso.
Per questo è importante per Donald Trump cercare di fare in modo che il vaccino - almeno le prime dosi - sia distribuito a novembre. O perlomeno che l'annuncio dell'imminente distribuzione arrivi prima del voto. Al contrario Joe Biden, lo sfidante, ha tutto l'interesse a dimostrarsi scettico sulle promesse di Trump.
Per questo in queste ultime settimane assisteremo a un balletto giornaliero su «vaccino sì-vaccino no» a cui, mi scuserete la battuta, dovremo essere vaccinati. L'importante  è che gli organismi preposti a dare il via libera non assecondino questa deriva propagandistico-politica. E per ora, per fortuna, questo non è  successo.