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EDITORIALE  

Uno sviluppo sostenibile per il dopo pandemia

di Alessio Malcevschi * -

28 settembre 2020, 08:39

Uno sviluppo sostenibile per il dopo pandemia

La crisi del Covid19 ci sta mettendo tutti duramente alla prova ma è anche un’occasione che non possiamo perdere nell’interesse di tutti. C’è solo una cosa peggiore di questa crisi ed è il rischio di sprecarla. Non a caso l’etimologia della stessa parola crisi è collegata al concetto di scelta ed è il momento di scegliere, il momento di agire. I soldi ci sono, il Next Generation Fund ha messo a disposizione ai paesi della Comunità Europea 750 miliardi di euro di cui quasi 209 saranno per la ripresa in Italia. Di questi 77 dovranno essere utilizzati per investimenti verdi. Fatte le debite proporzioni equivale a quattro volte il piano Marshall ed il riferimento al dopoguerra ed alla necessità di una ricostruzione non solo sanitaria ma anche economica, sociale ed etica da parte del Segretario delle Nazioni Unite Guterres durante la recente assemblea generale è significativa. «Siamo di fronte a un momento cruciale – ha affermato -. Chi aveva fondato le Nazioni Unite 75 anni fa aveva vissuto una pandemia, una depressione globale, un genocidio e una guerra mondiale, e hanno modellato una risposta visionaria, che si è concretizzata nella nostra Carta, con le persone al centro. Oggi affrontiamo il nostro 1945».  La sfida ora è usare queste risorse per realizzare progetti di qualità e non disperdere i finanziamenti in un elenco di iniziative vaghe in cui si vuole accontentare tutti.

La pandemia ci ha dato quattro lezioni, la prima è che l’idea di uno sviluppo economico basato esclusivamente su profitto e sul egoismo individuale non funziona, bisogna rilanciare l’importanza del capitale relazionale e di fiducia tra le persone, human beings lives matter.  La seconda è che gli stati, almeno in Europa, sono costretti a muoversi in un contesto macroeconomico totalmente nuovo in cui certi mantra del passato come il patto di stabilità e il pareggio di bilancio, tipici di una economia neoliberita, non hanno più senso, il terzo è che l’equazione alla base di un economia sostenibile e civile, cioè uno più uno fa tre, vale non solo per i cittadini ma anche per gli stati. Non è possibile uscire da questa crisi con soluzioni unilaterali, del genere  “Io” primo” ma solo concertate. Non si verrà alla meta uno ad uno ma due a due. Infine ci ha insegnato a rivedere il nostro concetto di tempo e quindi di vita, di significato della vita e di cultura. In questi  giorni in Italia è un esplodere di convegni , festival, incontri sula sostenibilità il cui significato che va ben oltre alle questioni ambientali, ma include  aspetti economici, e quindi il lavoro adesso e per i giovani  nei prossimi anni, e sociali che riprendono temi apparentemente messi da parti in questi ultimi anni come la libertà, l’uguaglianza e la fratellanza. C’è il festival ASviS sullo Sviluppo Sostenibile ed Agenda 2030 in tutta Italia, quello dell’Economia Civile di Next a Firenze , quello dell’economia a Trento. Non ci può essere transizione sostenibile senza una cultura della sostenibilità, Parma capitale della Cultura 2020-2021 ha l’occasione di essere al centro di un dibattito fondamentale che plasmerà di sé il nostro futuro e quello dei nostri figli, non perdiamo l’occasione.
 

* Docente di Sostenibilità alimentare all’Università di Parma e organizzatore del Festival dello sviluppo sostenibile ASviS