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EDITORIALE

Recovery plan e progetti: non c'è tempo da perdere

di Alfredo Alessandrini -

29 settembre 2020, 08:52

Recovery plan e progetti: non c'è tempo da perdere

Dopo la recente tornata elettorale delle Regionali e del referendum,  che da una analisi sommaria non modifica, almeno nel breve, la continuità del governo, è urgente affrontare il tema del piano strategico di rilancio del Paese.
Il recovery plan deve essere l’obiettivo del Governo per l’ottenimento del recovery fund e, soprattutto, per dare una prospettiva di ripresa del prodotto interno lordo; e anche per non vanificare il buon risultato avuto ottenendo i fondi dal Consiglio europeo.
Un recente studio del think tank della cassa depositi  e prestiti stima che i fondi della Next Generation Eu potrebbero avere effetti importanti sulla crescita del Pil e quindi dell’economia in generale del nostro Paese. Con queste risorse, infatti, l’Italia potrebbe recuperare il livello del Pil precedente alla  pandemia nel 2022. Sarebbe un buon risultato ma per essere raggiunto deve seguire un percorso preciso.
I progetti da far finanziare con i 208,8 miliardi del recovery fund, di cui 81,4 attraverso sovvenzioni e 127,4 attraverso prestiti, devono avere la caratteristica di generare valore nel tempo impiegando le risorse nel green deal, nel digitale, quindi nelle fonti energetiche rinnovabili, nell’efficienza energetica degli edifici, nel trasporto elettrico, nella digitalizzazione della pubblica amministrazione.
E poi occorrono le grandi riforme a partire dal fisco, dalla giustizia, dalla Pubblica amministrazione, dalla sanità e dalla scuola.

In sintesi il governo, con un contributo ampio anche delle opposizioni, delle forze economiche e sociali, deve impostare e attuare un grande piano per il rafforzamento del capitale umano, del capitale fisso e naturale utilizzando così le risorse che vengono dall’Ue.
C’è però una premessa da fare per generare valore nel futuro, elemento fondamentale per lo sviluppo del Paese in quanto i costi dell’aumento inevitabile del  debito pubblico ricadranno sulle generazioni future: non si possono impostare progetti a pioggia ma si devono definire progetti di tipo strutturale. E i tempi per produrre questa progettualità sono estremamente brevi. Già a metà ottobre si aprirà una fase di approfondimento con l’Ue dei piani per arrivare a definirli per l’approvazione entro il 15 aprile 2021. Quindi occorre immediatamente aprire, a livello di governo e di Parlamento, una sessione di definizione delle linee guida progettuali e immediatamente dopo di concreta scrittura dei progetti.
Purtroppo abbiamo l’impressione che i partiti e i movimenti siano alle prese con le valutazioni dei risultati elettorali e con problemi interni.
Si percepisce che il recovery plan non sia la priorità. E invece, come vediamo dalle scadenze previste dalla Commissione, non c’è tempo da perdere. E il rischio è che quell’ampio confronto che coinvolga tutte le forze politiche, le forze economiche, sociali e culturali non venga affrontato con la giusta riflessione, con i necessari approfondimenti e con le valutazioni di sintesi; questo è l’unico modo per trasformare le idee progettuali in veri e propri progetti con la definizione delle risorse necessarie e con tempistiche certe.
Questo ci chiede l’Unione europea per metterci a disposizione le risorse finanziarie necessarie per un vero rilancio del Paese.
E questo è, o dovrebbe essere,  il compito primario delle forze politiche.
ALFREDO ALESSANDRINI
Docente di materie economiche