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EDITORIALE

La pandemia e la strada stretta per la ripresa

di Mario Menegatti (Direttore del Dipartimento di Scienze economiche e aziendali dell'Università e professore ordinario di Economia politica) -

03 ottobre 2020, 10:56

La pandemia e la strada  stretta  per la ripresa

Secondo l’ultima stima appena fornita dal governo nella Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza, il Prodotto interno lordo italiano (ossia il valore della produzione della nostra economia) calerà nel corso del 2020 del 9%. Si tratta della più grande diminuzione dal Dopoguerra, senza precedenti analoghi in tempi recenti, le cui implicazioni possono essere drammatiche se ad essa non seguirà rapidamente una ripresa.
Proviamo a raccontare in modo semplice quello che è successo. Il calo della produzione nasce da quello che in macroeconomia chiamiamo una «crisi di offerta». Durante il lockdown, reso necessario dall’emergenza sanitaria connessa alla pandemia, molte imprese hanno dovuto interrompere o ridurre la loro attività, causando una diminuzione della produzione. Tale diminuzione avrebbe potuto limitarsi al periodo di chiusura ma ha, invece, determinato anche effetti successivi perché alla crisi di offerta è inevitabilmente seguita una «crisi di domanda», ossia una diminuzione dei beni acquistati nell’economia. 
Questo secondo tipo di diminuzione è stato generato da diversi fattori. Innanzitutto, il lockdown ha causato una caduta dei redditi di alcune categorie di lavoratori, determinando una diminuzione dei loro consumi. 

Secondariamente, l’incertezza connessa alla pandemia ha spinto le imprese a rinviare i propri investimenti produttivi. Infine, il consumo di alcune tipologie di servizi è stato ridotto per il timore di un possibile pericolo di contagio relativo ad alcune attività. Ciò è maggiormente vero per alcuni servizi come la ristorazione o la fruizione di alcuni spettacoli, che sono disponibili ma non sono più richiesti nella stessa misura di prima della pandemia, ma riguarda anche categorie più ampie di beni.
Quest’ultimo elemento merita di essere sottolineato anche per quello che diremo fra poco sulle prospettive per il futuro: per una ripresa dell’economia non conta solo quali beni saranno disponibili ma soprattutto quanto i consumatori saranno desiderosi di acquistarli. Parafrasando una nota frase di Keynes, posso riempirti d’acqua il bicchiere ma, se non vuoi farlo, non posso costringerti a bere.
Proprio su quello che accadrà nei prossimi mesi si concentrano le domande che tutti gli operatori economici si pongono in questi giorni. Mai come in questa occasione le previsioni per il futuro sono difficili. Una cosa è però evidente a tutti: ciò che accadrà dipenderà inevitabilmente dall’evoluzione dell’epidemia.  Ma, se la dinamica economica è legata a quella dei contagi, è importante sottolineare anche come sia in parte vero anche l’opposto.   Come evolverà l’epidemia dipenderà, infatti, oltre che dai comportamenti individuali, anche dalle scelte che le istituzioni di vario livello prenderanno su cosa aprire e cosa lasciare chiuso nelle prossime settimane. Due premi Nobel per l’economia, Anhijit Banerjee e Esther Duflo, hanno appena sostenuto l’opportunità di un lockdown per la Francia nelle prime settimane di dicembre, per non rischiare una grave chiusura a Natale.  La situazione italiana è completamente diversa e non richiede, per ora, provvedimenti del genere. Anche in Italia però dovremo avere la capacità di non cadere nella tentazione della ripartenza di tutto ad ogni costo, sapendo selezionare quali attività devono tornare ad essere svolte in presenza e quali possono essere svolte bene anche a distanza. È una scelta che riguarda come fornire i servizi ai consumatori e alle famiglie, che in alcuni casi possono agevolmente ancora essere forniti on line, ma è anche una scelta organizzativa per le imprese e le istituzioni dove deve essere individuato cosa può restare ancora utilmente a distanza, ad esempio tramite l’utilizzo dello smart working.
È una strada stretta ma sembra l’unica che è possibile percorrere. Non solo per evitare conseguenze drammatiche sul piano sanitario e per scongiurare i costi di un nuovo lockdown sul piano economico ma anche per le ragioni descritte sopra in merito ai timori che frenano oggi gli acquisti di molti consumatori. Una apertura eccessiva che generasse una accelerazione dei contagi, infatti, potrebbe far aumentare questi timori, spingendo i consumatori ad acquistare di meno e non di più e producendo l’effetto opposto a quello desiderato.  Riprendendo l’immagine di Keynes utilizzata in precedenza, solo una gestione attenta dei prossimi passi potrà convincere i consumatori che l’acqua nel bicchiere è sicura e che possono finalmente ricominciare a bere.