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EDITORIALE

Pence-Harris: un'oasi di noia nella sfida tra i numeri 2

di Paolo Ferrandi -

09 ottobre 2020, 09:32

Pence-Harris: un'oasi di noia nella sfida tra i numeri 2

Quello dell'altra sera tra i due vicepresidenti - quello attuale, Mike Pence,  e quella che aspira ad esserlo, Kamala Harris - è stato un noioso dibattito vecchio stile. Duro nella sostanza - i due sono uno il contrario dell'altra su tutti i temi principali e anche caratterialmente -, ma corretto nei toni a parte la solita inclinazione del maschio di una certa età (mi metto anch'io nel gruppo) a spiegare le cose alle donne. Gli americani hanno anche inventato un termine per definire lo spiegare qualcosa a chi è più esperta di te: «mansplaining». Ma  la Harris non ha  subito passivamente il paternalismo di Pence, visto che a un certo punto lo ha interrotto con un puntuto «sto parlando io».
 Per il resto Pence ha  faticato di più perché doveva difendere l'indifendibile, cioè la risposta dell'amministrazione Trump alla pandemia, ma se l'è cavata senza infamia e senza lode, anche se, secondo l'instant poll della Cnn, alla fine  ha perso  ai punti.
Solo che questa salutare oasi di noia - Alyssa Rosenberg, sul Washington Post, ha detto che è stato l'equivalente di una pastiglia di Ambien (un potente sonnifero) - è finita ancora prima di finire quando una mosca si è posata, per un tempo che è parso infinito, sui candidi e pettinatissimi capelli di Pence e i social media sono esplosi. Se dessimo retta al «social listening» - l'ascolto dei social per predire i comportamenti -  probabilmente dovremmo convenire che la mosca ha vinto il dibattito. E alla fine è arrivato l'inarrestabile eloquio di Donald Trump che ha rifiutato, da positivo contagioso, il dibattito virtuale con  Joe Biden. E il povero Pence è rientrato nell'ombra.