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EDITORIALE

L'America  è a un bivio, chiunque sia  il vincitore 

di Augusto Schianchi -

13 ottobre 2020, 08:34

L'America  è a un bivio, chiunque sia  il vincitore 

Il tempo scorre verso le elezioni, Biden rimane in testa nei sondaggi, ma i sondaggi sono inaffidabili, e quindi non rimane che aspettare. Con alcune complicazioni in vista. Se Trump perde, contesterà il risultato e a quel punto la parola passerà al Congresso. Se Senato e Camera saranno omogenei, sul nuovo presidente, deciderà il Congresso. Ecco perché è fondamentale vedere chi vincerà al Senato. Premesso che alla Camera i Democratici dovrebbero mantenere la maggioranza. Se Trump vincesse, ma con il Congresso contrario, non potrebbe decidere niente e la sua politica si ridurrebbe ai suoi tweet, più o meno furiosi. La democrazia americana prevede un uomo solo al comando, ma senza pieni poteri. Trump deve vincere, e contemporaneamente prevalere almeno anche al Senato. Vincesse Biden, vincendo anche al Senato, vi sarebbe un “cambio di amministrazione”, con conseguente cambio di programmi, e radicale cambio di direzione. Naturalmente non cambierebbero i problemi, anzitutto i rapporti con la Cina.
La relazione con la Cina è “impossibile” da gestire, perché da qualsiasi parte la giri, si perde comunque. Se si tiene un atteggiamento accomodante (stile Obama) si perde, perché la Cina ha una politica invasiva, mai aggressiva oltre il limite, ma sempre attenta ad approfittare di qualsiasi opportunità. Quando Bush acconsentì l’ingresso della Cina nell’Organizzazione internazionale del Commercio (il WTO), immaginava di inviare un segnale forte di piena disponibilità ad includere la Cina nella governance dell’economia mondiale. 

La Cina ringraziò, espresse le migliori intenzioni, ma in seguito ha proseguito con la propria politica di dumping, con l’invasione del mondo con i propri prodotti. Con politiche commerciali collaterali aggressive: l’invasione neocolonialista dell’Africa (che in futuro porterà ad emigrazioni forzate verso l’Europa); il non riconoscimento dei diritti della proprietà intellettuale (con l’imitazione/copiatura dei prodotti occidentali); la manipolazione della propria moneta (che dovrebbe rivalutarsi per effetto dell’enorme avanzo commerciale). 

La giustificazione dei governanti cinesi è sempre la stessa: “O comprate i nostri prodotti, consentendo al popolo cinese (un miliardo e mezzo di persone) di vivere; oppure apriamo i nostri confini, e voi occidentali preparatevi a ricevere qualche centinaio di milioni di nostri emigranti”.

Gli Occidentali pronti a rispondere: “Con gli incassi delle vostre esportazioni, aumentate i salari e i consumi; allargate il vostro mercato interno. Sostenete il vostro welfare state. Soprattutto la sanità che è a livelli preindustriali”. Ma su questi punti

dai Cinesi nessuna risposta. Perché quando il benessere della gente aumenta, diventa rapidamente incompatibile con i regimi dittatoriali; non tollera più i pieni poteri e il partito unico. Un benessere diffuso pretende la democrazia. Inaccettabile per i dirigenti del Partito Comunista Cinese.

Per le elezioni americane si prospetta un altro problema. Chiunque vinca, i due candidati sono entrambi anziani. Non andranno oltre la prossima scadenza del 2024. E questi anni non dovranno andare sprecati, perché sono un ponte verso il prossimo decennio. Trump -auspichiamo- non vorrà proseguire nella sua politica di tweet con fake news conditi da insulti. Il Covid ha già fatto oltre 200 mila morti, come tutti i soldati americani caduti nella Seconda Guerra Mondiale, quasi quattro volte di quelli in Vietnam. “Signor Trump c’è un problema per la salute dei cittadini americani”.
Biden, se sarà il nuovo presidente, dovrà uscire dall’ambiguità pre-elettorale, e riunire dopo, con un programma unico, le due ali del partito democratico, quella centrista di Obama con quella socialista di Sanders. I problemi dell’America di oggi sono gli stessi di tutte le democrazie liberali del mondo. Compresse tra la tentazione di un progressivo autoritarismo nel nome del popolo, e la spinta verso una maggiore partecipazione nel nome della libertà.