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EDITORIALE

L'irresistibile ascesa delle Big Tech. A parte le tasse

15 ottobre 2020, 08:58

L'irresistibile ascesa delle Big Tech. A parte le tasse

Forse non c’era bisogno del report della sempre meritoria Area Studi di Mediobanca per capire la preminenza economica di quelle aziende che nel mondo vengono ormai chiamate Big Tech e che gli analisti della banca italiana etichettano come WebSoft. Eppure i numeri, letti uno per uno, sono impressionanti. Nel quadriennio 2015-2019 le Big Tech hanno più che raddoppiato il fatturato a un ritmo 10 volte superiore a quello delle grandi aziende manifatturiere. L’anno passato il fatturato dei primi 25 colossi ha toccato quota 1.014 miliardi in un mercato sempre più concentrato e dominato da nomi americani e (anche) cinesi: i primi tre, Amazon, Alphabet (l’holding che controlla Google) e Microsoft hanno fatto circa la metà dei ricavi con Amazon che da sola ne rappresenta un quarto (249,7 miliardi). Anche in Italia  i numeri sono impressionanti. L'aggregato 2019 delle filiali italiane ha un fatturato di oltre 3,3 miliardi. Queste società hanno versato al fisco italiano circa 70 milioni, per un’aliquota fiscale effettiva del 32,1%. 
Ma c'è un problema. Il non tassato. Se si considera, infatti, il fatturato totale generato in Italia dalla sola  Amazon si arriva a 4,5 miliardi, mentre coi bilanci disponibili (quelli delle 9 società italiane) Mediobanca ha potuto mappare solo un giro d’affari di 1,1 miliardi. Il resto va a finire in Lussemburgo, paese che ha la cosiddetta «fiscalità di vantaggio» (un eufemismo per dire «paradisi fiscali») e che è membro della  Ue. E sarà sempre così finché non si riuscirà ad armonizzare i vari regimi fiscali. Almeno nell'Unione Europea.