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EDITORIALE

Il ministro Speranza e la «rivincita» degli spioni

di Vittorio Testa -

16 ottobre 2020, 10:38

Il ministro Speranza e la «rivincita» degli spioni

È costume dei nostri governanti essere ambigui. O, più sottilmente, imprecisi. O camuffare un significato, cambiandone la denominazione. Oppure, ancora meglio, sciogliere la parola tabù come in un acido, in un oscuro periodo che dice tutto e niente, da decifrare. È quanto accaduto al ministro della Sanità, dal virtuoso cognome, giustamente definito da un filosofo antico «un sogno ad occhi aperti»: Roberto Speranza, alfiere della sinistra. Il Ministro annuncia che tra le nuove misure antipandemia ci sarà la proibizione di tenere feste private con più di  sei  persone ospiti. Prima domanda: come farete a controllare 60  milioni di abitazioni? Avete intenzione di sollecitare i cittadini a "spiare’" e segnalare chi non rispettasse le vostre disposizioni? Userete i delatori? Roberto Speranza  rigetta sdegnosamente il termine: «La sinistra non ha mai avuto niente a che fare con la delazione». Va bene, Ministro, come vogliamo chiamarli:   ‘’probi cittadini occhiuti’’ o ‘’le sentinelle del nostro bene’’ o ‘’le vedette della virtù’’? Sta di fatto che renderete legale e meritorio entrare nella vita intima delle persone, violando il diritto alla riservatezza, e aprendo una stagione di prepotenze e vendette. C’è chi denuncerà il meno simpatico dei vicini intento a brindare con gli amici la sera del compleanno. Qualcuno certamente la farà pagare alla famiglia dirimpettaia i cui tre cagnolini sporcano e abbaiano anche di notte; o ai  genitori della morosa colpevoli di averla convinta a rompere il vostro fidanzamento. 

Ministro Speranza, dice che stiamo facendo una caricatura eccessiva? Ma non si rende conto della pericolosità insita nelle vostre gride? Del clima di astio ed esasperazione nel quale potrebbe precipitare un Paese che non sa immaginare che futuro lo attende. 
Ma poi  questa «caccia all’ospite in più», tra l’altro incostituzionale secondo molti giuristi, quali risultati decisivi potrà mai dare? Altra pecca: vi fiderete alla cieca di persone sconosciute, brava gente si spera, dottor Speranza: ma il rischio che dell'operazione «non più di sei» o «sei, non uno in più» si impadroniscano autonominati sceriffi dall’aggressività eccessiva. Dal punto di vista della sicurezza ci sarebbe da sentir  tremare le vene e i polsi. Potrebbero verificarsi scontri violenti. Per non parlare della possibilità di ricatti. E tutto per multare il padrone di casa che ha offerto una cena a sette amici  anziché sei. Ma chi vi da il diritto? Il  ministro nega che queste misure siano chiare violazioni della cosiddetta «privacy». Semplicemente , assicura che il governo vuole soltanto «incidere su alcuni pezzi della vita delle persone che non consideriamo essenziali». Che significa? Pezzi della vita? Ministro Speranza, questo «coronavirus» ha già provocato una crisi sociale della quale potremo misurare l’ampiezza chissà quando. Camuffare un’azione repressiva dentro le abitazioni private, attuandola senza controlli strettissimi, non farà che aumentare la diffidenza e l’astio nei confronti della politica e del governo in particolar modo. Un’indagine condotta da un gruppo di psichiatri rivela un dato che preoccupa: almeno quattrocentomila persone, soprattutto giovani, hanno avuto pesanti danni  umorali e psichici. In parole povere si sono ammalati di depressione. E per sei italiani su dieci il crollo del nostro Paese è una certezza. L'operazione «non più di sei» affidata a «vedette» e «spioni» del caseggiato non aiuterà certo a portare serenità. Anzi, scatenerà polemiche e rancori, accenderà sospetti reciproci, guasterà ancor di più un clima già troppo teso. Ma di quali pezzi di vita  non essenziali parla, ministro Speranza. Qui la vita è già abbastanza a pezzi. All’ultimo minuto il santo patrono dei nostri politici, San Tentenna protettore degli indecisi, illumina la mente di Giuseppe Conte. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, interviene: non si tratta più di una grida obbligante ma di un consiglio caldamente consigliato: cenate al massimo con sei persone. Al solito a Palazzo Chigi circolano  poche idee, ma confuse.