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EDITORIALE  

Trump punta ad avvelenare  anche il clima  del dopo-voto

di Domenico Cacopardo -

21 ottobre 2020, 09:27

Trump punta ad avvelenare  anche il clima  del dopo-voto

La penultima settimana di campagna elettorale è stata aperta da Donald Trump con un’ennesima (forse controproducente) dichiarazione: Anthony S. Fauci «his foil … scientific advisers as “these idiots” (Fauci il suo antagonista … i consiglieri scientifici “questi idioti”). Stretto tra i sondaggi unanimemente negativi e la perdita di appeal comunicazionale, Trump mette insieme riunioni oceaniche (relativamente) di gente senza mascherina e senza distanziamento in località medio-piccole e gaffes inimmaginabili nell’uomo che sbancò, pur non ottenendo la maggioranza dei voti, il 2016. Ma questo non è il peggio della campagna. Il peggio è il comportamento specificamente eversivo del presidente eletto nella sua corsa alla rielezione.  Certo, nessun rispetto per i «competitor», accuse truci (compresa la pedofilia, contro cui si battono i componenti trumpisti armati sino ai denti di QAnon), aggressioni mediatiche e tante altre quisquilie che gettano un’ombra incancellabile sull’uomo, sul suo ingresso in politica e sul successo elettorale di 4 anni fa.   Ma Trump si prepara a non accettare il risultato del voto e a tentare di rimanere comunque alla Casa Bianca. Attacca il voto per posta (già espresso in questi giorni da oltre 25 milioni di elettori) come suscettibile di brogli. In questo modo rifiuta le modalità con le quali si svolge l’elezione, creandosi l’alibi al quale collegherà la sua futura contestazione. 

Nel merito, se è vero come è vero che il voto per posta si può prestare a interventi, soprattutto nell’accettazione dello stesso (molti i vizi formali che si possono addurre per invalidare un voto: per esempio il mutamento anche leggero della firma dell’elettore che dal 2016 al 2020 può avere subito modificazioni anche modeste), nel merito non è possibile mutare un voto democratico in repubblicano e viceversa. L’unico mezzo per distorcere la volontà degli elettori è un fuoco di sbarramento operato dagli uomini dell’uno o dell’altro candidato nei confronti del voto espresso a favore dell’avversario. Operazione molto in voga e collaudata. Teniamo conto del fatto che per votare gli americani si debbono registrare per partito, operazione attraverso la quale è possibile comprenderne le simpatie politiche: e mi sono spiegato. Quindi, all’interno del meccanismo c’è la possibilità di monitorare la tendenza di parti importanti dell’elettorato e battersi per invalidare ogni voto. Ora, dobbiamo renderci conto che, con questa campagna elettorale e con la linea di condotta scelta dal presidente uscente, gli Stati Uniti e il mondo democratico stanno scrivendo una delle pagine più vergognose della loro storia.

Se, però, oggi il cavallo democratico è avanti di varie lunghezze, ciò è dovuto alla catena di macroscopici errori politici (ed etici, ma questo è un altro discorso) di Trump. Che ha la personale responsabilità di avere alimentato le associazioni (armate, eccome!) che lo sostengono e sostengono il suprematismo bianco in una società che è sì diventata multietnica, ma che non ha lasciato che il bastone del comando passasse dai bianchi alle altre etnie, se non in modo episodico e marginale (il caso Obama - che abbracciò l’establishment - non fa scuola). Una delle associazioni trumpiste - scoperta dall’FBI - aveva progettato e organizzato un attentato nei confronti di Gretchen Whitmer, governatrice democratica del Michigan. Sarebbe stata rapita nel suo chalet e condotta in mezzo al lago Michigan (il più grande nel territorio Usa), lì gettata in acqua e lasciata affogare. Insomma, la somma delle tossine immesse nel corpaccione degli Usa ha un elevato grado di tossicità. E tra esse, non secondario, il veleno dell’annunciata contestazione del risultato. Chi verrà dopo questa orribile fase storica, dovrà occuparsi di ricostruire un clima democratico, di rispetto delle regole e di fair play. L’unico modo per arrestare lo sviluppo della barbarie. 
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