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EDITORIALE

Quei mancati investimenti sulla scuola e la sanità

di Alfredo Alessandrini -

27 ottobre 2020, 08:29

Quei mancati investimenti sulla scuola e la sanità

Stiamo assistendo ad un andamento preoccupante dei contagi Covid  che riguardano  la maggior parte delle regioni italiane. Contemporaneamente si susseguono i Dpcm con misure sempre più stringenti, fino a prefigurare  possibili lockdown parziali. È ormai in atto una emergenza sanitaria che riguarda anche e soprattutto le terapie intensive, questa volta non tanto per mancanza di spazi e attrezzature ma di medici e paramedici in grado di presidiare questo delicatissimo settore dei nostri ospedali, soprattutto al sud. E per preparare queste professionalità occorrono anni e non mesi. Vengono al pettine tutti i nodi di una gestione del debito pubblico del nostri Paese, a seguito del rispetto dei parametri di Maastricht e del Patto di stabilità; questa politica di bilancio pubblico, applicando la deleteria teoria dei tagli lineari,  ha considerato i capitoli di spesa sulla scuola e sanità come spese correnti e non come investimenti sul futuro.

Le ricadute di queste scelte appaiono in tutta la loro gravità in questo periodo  in cui la pandemia ha evidenziato le carenze sia della scuola che della sanità. Le spese per scuola e sanità sono assimilabili agli investimenti in quanto i benefici si manifestano sia sulle generazioni attuali che su quelle future, sulle quali ricade il peso dell’enorme debito pubblico inevitabile in questa drammatica situazione.  Contemporaneamente crescono le preoccupazioni per l’andamento del Pil, che la Nadef stima al -9% per il 2020 ma che, vista la situazione attuale, sarà probabilmente a due cifre (almeno il -10%).
 

Le preoccupazioni per l’economia crescono di pari passo con l’andamento dei contagi. 

Per il 2020 il rapporto Caritas analizza le ricadute del Covid sulle persone e sulle famiglie: gli indigenti crescono del 14% e sono per la metà italiani, donne e giovani.
E’ evidente che questa crisi presenta una caratteristica particolare in quanto è, al contempo, crisi di domanda aggregata e di offerta aggregata.  
Il Governo tenta di arginare questa situazione con una manovra espansiva da 39 miliardi, di cui 24 in deficit: questo è possibile in quanto la Commissione europea ha attivato la clausola di sospensione del Patto di stabilità e del Fiscal compact.
Abbiamo poi le risorse del Next Generation Ue di 750 miliardi di cui 209 per il nostro Paese, con una parte a fondo perduto.
Questa scelta  della Commissione è innovativa in quanto prevede l’emissione di titoli garantiti dal Bilancio Ue, in pratica un debito comune. L’Europa ha fatto la sua parte, ma occorre che anche il nostro Paese rapidamente metta in campo i progetti strategici che sono alla base dell’ottenimento dei fondi europei. 
L’incertezza manifestata dalla gestione della crisi sanitaria della seconda ondata del Covid e il dibattito politico incentrato sullo scontro rispetto alle misure fra Governo e Regioni e fra maggioranza e opposizione fanno percepire un clima continuo di campagna elettorale; in questa situazione è difficile intravedere la possibilità di definire un piano strategico di rilancio, con il contributo di Governo, opposizione, Regioni, enti locali, forze economiche e sociali.
Esigenza, questa di un lavoro comune, indispensabile proprio ora che la seconda ondata Covid 19 costringe a nuove e crescenti restrizioni.