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EDITORIALE

Governo nella nebbia e furto di democrazia

di Vittorio Testa -

02 novembre 2020, 08:50

Governo nella nebbia  e furto di democrazia

«È iniziato il countdown del lockdown» dice il filosofo Diego Fusaro nello slang anglista ormai imperante, per poi lanciarsi in  un vaticinio da toccar ferro: «È il segno dell’Apocalisse, i terroristi ci attaccano mentre il potere ci uccide sequestrandoci in casa, impedendoci di vivere». 

E parliamo di un professore universitario, filosofo  belloccio e dai modi aristocratici. Figuriamoci nelle piazze, figuriamoci le pulsioni ribelliste che, guidate (e infiltrate?) da caporioni  non potranno che tradursi in violente manifestazioni e conseguenti scontri con la polizia. Certo, il giovane assassino tagliagole che arrivato da noi a Lampedusa, fermato a Bari, si è poi reso uccel di bosco e, risalito lo Stivale,  superata la frontiera di Ventimiglia, solitamente severa e attenta, ha percorso indisturbato milleduecento chilometri per compiere le atrocità che ha compiuto. 

Sì, mancava giusto questo tassello per dare fiato ai sostenitori della teoria spectriana: esservi una misteriosa e misterica regia del terrore e dell’avvelenamento in grado di coordinare l’attacco alla nostra società, all’Europa, al vecchio continente ormai destinato al declino, e sancire il tramonto dell’Occidente, la cui cultura tradita dall’uomo senza più credo e valori verrà sopraffatta se non sterminata fisicamente. Sarebbe la fine, secondo alcuni, delle società come la nostra che scioccamente tollerano l’intolleranza del nemico che sta liberamente distruggendo la nostra vita sotto i nostri occhi di cittadini imbelli o addirittura complici. 

In questa situazione già di per sé allarmante, stiamo patendo la prova più dura che mai sia accaduta nel dopoguerra. E arriviamo a questa drammatica prova in un clima politico pesante, denso di livori e percorso da una ventata di irresponsabilità condivisa. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha tracheggiato nella speranza illusoria di riuscire a vincere la sfida con il Covid 19 con la sola sua maggioranza, senza cercare di unire le forze con l'opposizione Lo ha fatto ieri proponendo una regia comune, una mossa tardiva che i tre leader del centrodestra hanno respinto con toni severi: «Finora ho taciuto - spiega Berlusconi - perché in  frangenti di questa gravità è necessario spegnere la polemica e cercare di essere utili al Paese. Ma il governo ha sempre ignorato e respinto le nostre proposte. Adesso l'unica strada percorribile è quella della chiarezza  e distinzione delle responsabilità, da fare alla luce del sole, in Parlamento». 

È un Parlamento svilito, non da oggi, ma sicuramente mai come è accaduto in queste due ultime legislature, dal ricorso ai decreti-legge e al vezzo di porre la fiducia e i maxiemendamenti. Il che sottrae le misure, le decisioni del governo al dibattito, diritto dovere  degli eletti sancito dalla Costituzione, la quale consente l’iniziativa legiferante del governo  soltanto in casi di particolare urgenza: tra i quali non c’è sicuramente quello di un ceto politico rissoso, inconcludente e che invece di coinvolgere il maggior numero possibile di sostenitori, di alleati, sforna governi e maggioranze che evitano il dibattito come fosse la peste.

Campione di questo esercizio che umilia il Parlamento è l’esecutivo capeggiato dal presidente del Consiglio, l’avvocato Giuseppe Conte, leader anfibio che dopo aver governato in alleanza con la Lega  e i Pentastellati, ha accettato di varare un nuovo governo sostenuto dal Pd, LeU e Italia Viva e Pentastellati. Coalizioni rissose sempre costrette ad accordi sul compromesso al ribasso per  di mantenersi in vita. Così andavano le cose con il «Conte 1», con il Pd che gridava al furto di democrazia per i troppi decreti-legge. E che adesso viene accusato per lo  stesso comportamento  di sprezzo parlamentare. Continua lo spettacolo di questo gravissimo furto di democrazia proprio nel momento in cui  ci troviamo di fronte a un pericolo immane.Deprecabile tutto questo: ma forse inevitabile in un Paese che si divide sempre e si aggrappa alle proprie convinzioni, sordo al parere altrui e adorante del proprio Ego. E questa cronica abitudine da fiato agli scettici, ai polemisti, ai «negazionisti» e al foltissimo esercito dei «menefreghisti» figli di una società, la nostra che, tra l’altro si è laureata a pieni voti e con lode nella rimozione della morte, evento inesorabile per tutti fuorché  per noi stessi. Insomma, ogni popolo ha il governo che si merita. Orson Welles diceva che noi italiani siamo tutti attori e che i peggiori stanno sul palcoscenico.