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EDITORIALE  

Nuova vita da mascherati: facciamocene una ragione

di Vittorio Testa -

09 novembre 2020, 08:42

Nuova vita da mascherati:  facciamocene una ragione

«La prossima volta vada a sternutire più lontano, non sa che i suoi “droplets” potrebbero essere contagiosi?». La giovane signora, scossa dal poderoso «etcì etcì» sparatole a tradimento alle spalle, fulmina il ragazzo che nel bar si era tolto la mascherina. 
E già, figuriamoci se non anglicizzavano anche i nostri «etcì» e i colpi di tosse, i quali, se sparati nell'aria da portatori di virus possono contagiare e covidizzare il prossimo a distanza ravvicinata. Segue ingiunzione di rimettersi subito il bavaglietto e spiegazione iper-realistica dei «droplet». Un terribile impasto di goccioline di saliva e altre particelle orali o nasocolanti che, con una gittata di almeno due metri, irrorano schifiltosamente subito la vittima; non solo, ma l'orrida spruzzaglia, depone subdolamente se stessa sul banco dei bar e sugli arredi, sui mobili domestici.  E per alcune ore è pronta ad infettare chi vi si avvicini. Il giovane potenziale untore, appresa la lezione, se ne va scusandosi. 
È domenica mattina, Busseto è percorsa da bussetani che fanno battute sulla nemesi locale, arrivata a sbeffeggiare con le mascherine la vecchia capitale del Carnevale delle maschere e dei carri allegorici ormai defunto per mancanza di manodopera volontaria. Come dappertutto lo spettacolo del popolo immascherinato fa una certa impressione. E ha già prodotto cambiamenti di umore e di abitudini in tutti noi. Siamo un'umanità che nasconde mezzo viso, che parla con voce spesso inudibile a causa del bavaglio. 
Non vedere più il naso e la bocca del prossimo è deludente, per mancata possibilità di giudicare la bellezza o bruttezza altrui: e un po' inquietante, perché la mascherina potrebbe celare una smorfia solitamente trattenuta dai freni inibitori. 
Metti il caso di un incontro con un seccatore o uno antipatico: nell'era a.m. (ante mascherina) lo accoglievi con un sorrisetto forzato a coprire la silente imprecazione. Adesso puoi fargli le boccacce invisibili. Per quando tempo ancora dovremo restare immascherinati? E «sparati» in fronte  dai posti di blocco degli ambulatori e  grandi locali pubblici? Con quante gelatine detergenti e sanificanti dovremo ancora impiastricciarci le mani? Ma la di là dei riti e delle abitudini quotidiane, è tutto da vedere come ci ha cambiati dentro, nel profondo, questa interminabile condizione di color che  sono sospesi nell'incertezza ansiosa e ansiogena per un futuro inconoscibile e inimmaginabile. 
Davanti a noi non ci sono scenari, orizzonti, c'è un infinito e indefinito spazio temporale da percorrere verso che cosa, verso quale domani? Psicologi, psichiatri e neurologi stanno indagando la nostra mente. Risulterebbe, secondo i più, che siamo attesi da danni mentali non esigui, cadute nella depressione, nel baratro dell'aggressività: rimarremo per parecchi tempo un'umanità dalla mezza faccia con gli occhi tristi e la smorfia di dolore e delusione coperta dalla mascherina. Al contrario c'è chi sostiene che la mascherina ci sia dando un senso di appartenenza ecumenico: siamo sulla stessa barca, simpatici e odiosi, cittadini per bene e gente permale; davanti all'ignoto destino, dotati di tamponi, analisi, farmaci, ricoverie, cure intense, non possiamo far altro che empatizzarci a vicenda. Giurare che ce la faremo, per rispetto soprattutto dei quarantamila italiani già caduti, un prezzo di vite umane più alto delle tre guerre di Indipendenza. Certo, alcuni di loro non sono morti di, ma con, «coronavirus»: e che razza di ragionamento è mai questo? Senza l'irruzione virale sarebbero anziani ancora con noi, ad arricchirci della loro esperienza. Ci sono poi i negazionisti: tipi decisi, senza dubbi, sarebbe tutta una messinscena, il potere malvagio  si è inventato la pandemia per costringerci a cambiare vita. Ma questi poveretti che continuano a morire, con quale dietrologismo vogliamo spiegarlo? Facile: muoiono di influenza normale. E gli ospedali al collasso, le ambulanze che non bastano, e i camion militari che vanno e vengono carichi di bare... No, sono bare vuote. La mascherina? Non serve a niente, anzi se non la si cambia almeno ogni quattro ore diventa auto intossicante. È soltanto un «megabusiness» di migliaia di miliardi. E dunque spariamo tranquillamente i nostri «etcì», lasciamo che i «droplets» irrorino uomini e cose. Che gli stolti immascherinati, i «mezzafaccia» creduloni, continuino pure a cuocere nel loro brodo. Anzi  in quello propinato loro da un potere criminale che distruggerà la nostra civiltà.