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EDITORIALE

Coronavirus e commercio estero: le prime sfide di Biden

di Paolo Ferrandi -

10 novembre 2020, 09:19

Coronavirus e commercio estero: le prime sfide di Biden

Ormai l'unico che si rifiuta di riconoscere la vittoria di Joe Biden nella corsa alla Casa Bianca è proprio l'attuale - e uscente - inquilino della Casa Bianca stessa, cioè Donald Trump. Non è un problema da poco, visto che la prassi prevede che il presidente uscente - se battuto  -  riconosca nel più breve tempo possibile la sconfitta e dia inizio alla fase di transizione. Ma non è nemmeno un problema insormontabile, visto che entro la prima metà del mese prossimo il risultato verrà ufficializzato senza ombra di dubbio dal verdetto dei grandi elettori che certificheranno il risultato delle elezioni nei singoli stati. 
Quello che può fare Trump è poco, visto finora non c'è alcuna prova di brogli elettorali capaci di ribaltare il verdetto delle urne e i riconteggi - che sono la norma in casi di scarti minimi - di solito non cambiano granché il risultato che per ora è a favore di Biden.

In più la task force messa in campo da Trump sembra in stato confusionale: pochi giorni fa Rudy Giuliani ha fatto una conferenza stampa alla periferia di Philadelphia nel cortile di un vivaio, il Four Season. La campagna di Trump pensava di aver prenotato una sala di conferenze nell'albergo omonimo. Se il livello dei ricorsi è simile alla sciatteria nel fare le prenotazioni è probabile che non  si vada molto lontano. Certo, Trump può cercare di rendere più difficoltosa la transizione, per esempio, negando, come sta facendo, i fondi federali che servono allo scopo, ma la macchina che si è messa in moto è così potente da travolgere tutti gli ostacoli.
Biden, in ogni caso, deve comunque cominciare ad affrontare i problemi del Paese. La sua prima mossa è stata quella di nominare una task force per affrontare la pandemia. Finora le politiche dell'amministrazione Trump sono state decisamente inefficaci sul piano medico, anche perché il presidente si è sempre rifiutato, non  di imporre, ma nemmeno di suggerire l'uso di presidi sanitari individuali come le mascherine o di praticare il distanziamento sociale. Anzi, i comizi molto partecipati che Trump ha organizzato nell'ultima parte della campagna elettorale sono stati una specie di dimostrazione al contrario di quello che è prudente fare con un'epidemia in corso. Poi ci sono i problemi economici provocati dal virus: le risorse sono bloccate in Congresso da un duro braccio di ferro tra democratici e repubblicani. È probabile che la presidenza Biden riesca a svelenire, almeno un minimo, il dibattito e si raggiunga un compromesso ragionevole.

L'altro tema importante è quello del commercio estero. La politica isolazionista e molto aggressiva di Trump ha lasciato sul campo morti e feriti anche in Europa e in Italia. Ora la Wto ha dato il permesso alla Ue di imporre dazi sulle merci statunitensi per 4 miliardi di dollari. Bruxelles è già partita  con le sanzioni, lasciando, però, aperta la strada per il compromesso, finora rifiutato dall'amministrazione Trump. È auspicabile che con la presidenza Biden le cose tornino, anche qui, nell'ambito della ragionevolezza.