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EDITORIALE

Usa e Europa insieme per contrastare la Cina

di CARLO SALVATORI -

15 novembre 2020, 10:24

Usa e Europa insieme per contrastare la Cina

In un incontro di amici, al Rotary qualche sera fa, ho espresso preoccupazione nel caso Trump avesse ottenuto la riconferma alla Casa Bianca.  Penso anche io, come tanti, che senza la pandemia Trump avrebbe probabilmente vinto anche questa elezione. E credo che il virus, fra i tanti problemi che sta creando alle famiglie, alle imprese e alla società, un successo lo abbia ottenuto. Ha mandato a casa Trump. 
La mia preoccupazione non è dovuta al ripetersi delle sue intemperanze, delle sue bugie, delle sue opinioni che cambiano a seconda delle convenienze del momento. I suoi comportamenti arroganti possono dare fastidio, ma non sono l’elemento più importante della sua presidenza. 
La mia preoccupazione è un’altra. Ed è questa. I suoi quattro anni di “America first, degli altri non mi importa” hanno portato ad un allentamento preoccupante dei rapporti americani con i tradizionali alleati europei, Italia compresa. 
Altri quattro anni di Trump avrebbero probabilmente accelerato il processo, radicalizzandolo. Il risultato sarebbe stato: Stati Uniti nella loro torre d’avorio, forti di una economia ancora forte ed efficiente, ma con crescita significativamente inferiore rispetto a quella della Cina. Con i Paesi europei persi nelle loro contraddizioni. La Cina cresce da anni a ritmi più elevati, molto più elevati della media del pianeta, molto più dell’Europa e degli Stati Uniti. Il Pil cinese supererà fra non molti anni quello americano. Con un rischio. 

Il rischio di ritrovarsi, quando i nostri nipoti saranno grandi, in un mondo spostato ad oriente. Non solo i nostri nipoti. Anche i nipoti di quegli americani che oggi, nel segno dell’«America first e gli altri non contano», lo hanno votato. 
Il ruolo della Cina, con i suoi miliardi di individui che producono e spendono, potrebbe essere rilevante e pericoloso per l’Occidente. Rilevante perché la Cina continua a crescere, forte anche dei suoi satelliti in formazione; quasi tutta l’Africa e non solo l’Africa. Pericoloso se l’Occidente si dimostrasse diviso. 
Noi di questa parte del mondo abbiamo due compiti da svolgere. Il primo spetta agli Stati Uniti. Devono ritornare al più presto al loro antico ruolo di catalizzatori dei paesi europei. Con la presidenza Biden penso sarà così. Gli Usa hanno bisogno dell’Europa per contrastare la crescente supremazia cinese. 

L’Europa ha bisogno degli Usa per non rimanere schiacciata, sentirsi trascurata dagli alleati storici ed attratta magari verso est per sopravvivere. 
Una certa storia potrebbe ripetersi. La storia della Germania nazista potrebbe ripetersi in versione cinese, con ben altra forza. Qui non ci sono milioni ma miliardi di persone ed un paese con possibilità economiche e tecnologiche in proporzione. 
Uno scenario che potrebbe diventare addirittura apocalittico se per caso fosse già nato in Cina qualcuno che assomigliasse a Hitler. Chi si sente di escluderlo con certezza? Un certo Mao Zedong in fondo c’è stato. Ma allora erano deboli e chiusi in sé stessi. 

Il secondo compito spetta all’Europa. Deve continuare il suo percorso verso il sogno degli Stati Uniti d’Europa. Un percorso ad ostacoli, ma deve andare avanti. Ne beneficerebbero le nazioni che la compongono, la nostra fra esse. Ne beneficerebbero gli Usa nel contenere, procedendo insieme, la supremazia cinese in corso di formazione. Peraltro, se non ci fosse l’Europa unita, i nostri paesi perderebbero il ruolo che oggi rivestono nel contesto internazionale. 
L’Italia, la Francia, la stessa Germania, che hanno scritto nei secoli la storia del mondo, sarebbero emarginati se agissero da soli. Il baricentro del pianeta si sposterebbe dall’Atlantico al Pacifico. 
Questi sono i motivi veri delle preoccupazioni legate ad una riconferma della presidenza Trump. Senza certezze, ovvio. La pandemia sta sconvolgendo il mondo. Ma una cosa positiva, una sola, l'ha fatta.