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EDITORIALE

Usa, in Georgia partita decisiva per controllare il Senato

di AUGUSTO SCHIANCHI -

18 novembre 2020, 09:15

Usa, in Georgia partita  decisiva per controllare il Senato

La partita finale per la presidenza degli Stati Uniti si giocherà ai primi di gennaio, con l’elezione dei due senatori della Georgia. Se vincono i democratici, al Senato si pareggia, ma prevalgono i democratici perché la vicepresidente Harris vota e la maggioranza sarebbe democratica. Se vincessero i repubblicani, il Senato rimarrebbe a loro e il nuovo presidente dovrebbe contrattare la maggior parte dei suoi provvedimenti con i repubblicani. Non è chiaro che tipo di accordi di compromesso si potranno trovare, dipenderà caso per caso.

Poche settimane fa non ci sarebbe stata partita: i repubblicani avrebbero vinto e la loro maggioranza in Senato sarebbe stata confermata. Per conquistare il Senato, i democratici dovevano puntare sulla vittoria in altri stati. Ma le elezioni hanno dato un esito sdoppiato. I democratici hanno vinto con Biden, ma senza l’attesa valanga di voti. Hanno perso deputati al Congresso e sono sotto al Senato. Per questo in Georgia il voto sarà decisivo.

Per capire il voto in Georgia sono necessarie almeno tre osservazioni.

La prima è che in America la mobilità geografica è un diritto radicato: chiunque può decidere di trasferire la propria residenza in Georgia il giorno prima, iscriversi alle liste elettorali, e votare il giorno dopo. Non sono escluse sorprese demografiche.

 La seconda osservazione è che nelle elezioni in Georgia non ci sarà Trump, e quindi verrà a mancare ai repubblicani una straordinaria forza per attrarre voti, come hanno dimostrato gli ultimi risultati elettorali. 

Certo Trump potrebbe combinare il riconoscimento della vittoria a Biden, e annunciare che ripresenterà la propria candidatura alle elezioni del 2024. Questo potrebbe trattenere nella sua area d’influenza gli elettori repubblicani dubbiosi. Elettori che senza Trump, si troverebbero spaesati, perché il partito repubblicano non ha ancora trovato un leader per il futuro, dopo l’era Trump.  Ma c’è un ultimo fattore decisivo per le elezioni in Georgia: i finanziamenti per la campagna elettorale. La campagna presidenziale finora è costata la cifra astronomica di 14 miliardi di dollari. La maggior parte di questa somma è stato spesa dai democratici, per i quali ha contribuito massicciamente il business finanziario di Wall Street. Bloomberg pare aver contribuito con un assegno da 200 milioni. 

A questo punto una domanda viene spontanea: com’è possibile che il business sostenga un partito che cancellerà la riforma fiscale pro-ricchi di Trump e aumenterà le tasse? La risposta è concettualmente sottile, ma fondamentale per capire le prospettive del post-capitalismo di oggi. Trump non si è fatto apprezzare dalla finanza americana, perché in buona sostanza Trump ha difeso lo status quo: meno tasse ai ricchi, salvare le imprese-zombie e i posti di lavoro nelle industrie in via di scomparsa, come il carbone.  La finanza per crescere (e prosperare) ha bisogno di crescita economica e la crescita viene solo dall’innovazione. L’innovazione ha bisogno di concorrenza, di dinamicità imprenditoriale, di economia green, di intelligenza artificiale con applicazioni diffuse, di un confronto competitivo con i sistemi economici alternativi come la Cina. Non c’è spazio per conservare, nella prospettiva futura, un indifendibile passato. La finanza per crescere ha bisogno dell’Effetto San Matteo (13,12): «A chi ha, sarà dato; a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha» (passaggio del Vangelo  magistralmente commentato da Don Umberto Cocconi sulla Gazzetta di sabato scorso).      Esempio illuminante di questo tipo di capitalismo innovativo-finanziario sono le società tecnologiche, da Google ad Amazon. Trump, come gli altri populisti-sovranisti, ha sostenuto un programma difensivo, in prospettiva perdente, con diseguaglianze sociali crescenti. I Liberal si sono dimostrati più aperti verso una strategia rilanciata sul futuro, con più tasse per i ricchi, più ricchezza per tutti e meno ingiustizie sociali. Per questo sono sostenuti dalla Global Finance.