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EDITORIALE  

La nuova  normalità  e gli anziani in isolamento

di Vittorio Testa -

23 novembre 2020, 09:45

La nuova  normalità  e gli anziani in isolamento

Ma sì, andrà tutto bene, viaggiamo verso l’ignoto ma non è detto che sarà peggiore, anche se ormai il residuo ottimismo consente soltanto consolatorie battute: <Coraggio gente, che il meglio è passato>. Qui non si tratta di prevedere se e quando si tornerà alla normalità. Il problema è che non abbiamo la minima idea di cosa e come sarà la nuova per ora inimmaginabile normalità. Sarà normale dover stare in casa la gran parte della giornata? La tecnologia farà in modo che il lavoro arriverà a domicilio, in modo da dimezzare gli spostamenti. Crolleranno certi consumi, molti posti di lavoro se ne andranno in fumo. Dopo aver esecrato l’abitudine di stare troppo poco e di gran fretta con la famiglia riunita, dovremo abituarci a convivere molte più ore. Detta così può essere un’ipotesi piacevole, si può persino immaginare il quadretto della felicità familiare. Genitori e figli finalmente in grado di conoscersi a fondo. Esercizio non esente da rischi. Com’è possibile che si scopra una felicità totale,altrettanto possibile è che l’aumento delle occasioni di contrasto, trasformino la casa in un leticatoio continuo, soprattutto se il ‘nido’ è di dimensioni non vaste. Una coppia con due figli costretta in settanta metri quadri più un gatto o un cagnetto può trasformarsi in un incubo sovraffollato. Ma tutto questo sta già avvenendo. E gli psicologi sono già al lavoro per indottrinarci a vivere con il pilota automatico innestato, in modo da renderci il più tolleranti possibile. A ben vedere forse questo sarà un problema minore rispetto a tutta una serie di guai già in corso e a rischio di propagazione. 
Stiamo vivendo, noi stagionatelli, la sindrome dell’over: una condizione esistenziale già di per sé non allegra, ché sapere che non passeranno decenni prima di sentire «l’orma dei passi spietati» della Grande Uguagliatrice, non è entusiasmante. E adesso si sente parlare dell’assoluta esigenza di «alleggerire il carico che grava sul sistema sanitario». 
Come? Entra in scena la statistica che con il lanternino scova dati su dati e sforna tabelle e tabelline, curve e picchi e discese di danni fatti dalla pandemia. Cioè le cifre della strage che il covid 19, magari in associazione mortale con altre patologie, ha compiuto e continua compiere. Un insieme di sventure seminascosti in un lessico imbroglioncello. Esempio: «Stima centrale della letalità plausibile per classi d’età». Letalità, sembra una rivendicazione rivoluzionaria, «liberté, fraternité, letalité»; invece viene dall’aggettivo «letale» il quale a sua volta viene dal latino «letum», la morte.
 Queste ricerche sono tutte dedite a studiare ipotesi di «isolamento selettivo». Il che significa che più sei vecchio e più ovviamente sei a rischio di Covid 19. Pertanto bisognoso di cure e strutture sanitarie che inevitabilmente sottrai a gente più giovane. Per di più diventi un pericoloso untore facile a contagiare i bambini, i cari nipotini. Quindi ecco che con l’isolamento selettivo, ci regaleranno splendidi giorni in confortevoli strutture, lazzaretti dotati di ogni comodità. Dimodoché il nostro eroico toglierci dai piedi farà in modo di evitare che il governo debba ricorrere a un altro fermo totale, che sarebbe un’autentica rovina economica per il Paese. 
Per carità, ecco le nostre teste già mansuetamente sistemate nella posizione più agevole per la mannaia che lavorando alacremente eviterà un secondo «lockdown». L’isolamento selettivo comincerà a far terra bruciata intorno agli over 80, che hanno una letalità da virus molto alta.
 La statistica, impietosa scienza moderna, ci dice che ogni cento persone sopra quella soglia ne schiattano 7,3. Anche i decimali decimano in tempi di coronavirus. Tra i 70 e 79 anni, la media dell’ultimo sospiro è a quota 2,8; da 60 a 69 anni ogni cento persone ne muore 1,5. L’esaustiva tabella ci comunica che da 0 a 9 anni, e da 10 a 19 tutti la scapolano dal virus. Sempre che un nonno o uno stagionato genitore venga messo in condizioni di non nuocere.