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Il paradosso delle auto elettriche "inquinanti": come perdere di vista il problema energetico

di Aldo Tagliaferro -

21 dicembre 2020, 08:41

Il paradosso delle auto elettriche "inquinanti": come perdere di vista il problema energetico

Se il primo produttore di automobili al mondo – parliamo di Toyota, che si gioca con Volkswagen il primato oltre i 10 milioni di unità all'anno – lancia l'allarme sull'auto elettrica definendola inquinante e troppo cara proprio nel momento in cui il mantra degli incentivi e della promozione è sulle vetture "zero emissioni", forse è bene fermarsi un attimo a riflettere. Anche perché all'alba del nuovo millennio proprio Toyota aveva avuto l'ardire pionieristico di scommettere sull'elettrificazione, rendendo via via ibridi tutti i suoi modelli.


Dunque l'uscita del presidente Akio Toyoda risuona apparentemente da un pulpito poco coerente ma ci auguriamo che possa aver instillato almeno un dubbio – a ogni latitudine – ai legislatori che stanno già segnando sui calendari la fine dei motori endotermici, chi nel 2030, chi nel 2040, forse senza aver fatto bene tutti i conti.


Lasciamo stare in questa sede il discorso sul prezzo delle auto elettriche  perché ci porterebbe fuori tema ma soprattutto perché è una questione marginale che un eventuale boom delle vetture con la spina risolverebbe in poco tempo secondo le leggi della domanda e dell'offerta (come accaduto per gli smartphone o i televisori hd). Concentriamoci invece su un nodo molto più serio, quello dell'inquinamento. «Più auto elettriche costruiamo più anidride carbonica produciamo» ha tuonato Toyoda. Nel senso che l'energia elettrica non cresce sugli alberi ma va prodotta e in Giappone proviene per lo più da centrali a carbone e gas.

In pratica, con l'avvento dell'auto elettrica si sposterebbe a monte il problema dell'emissione di gas serra, rendendo più pulite le strade ma non certo il pianeta. 


E la situazione in Europa e in Italia qual è? Partiamo dai 27: lo scorso anno, nonostante una riduzione dell'8% le fonti  non rinnovabili pesavano per quasi il 43%. Attenzione però, il resto della fetta non è tutto appannaggio dell'energia pulita: oltre un quarto (26,7%) è energia nucleare che in molti Paesi - Italia in primis - è bandita; l'energia verde continentale si ferma al 13,3% dell'eolico, al 4,4% del solare e a un 12,3% di idroelettrico che però non è interamente rinnovabile. In Italia la situazione è nettamente peggiore: sempre lo scorso anno la produzione nazionale lorda di energia elettrica (293.853 Gwh) è stata coperta per oltre il 60% da produzione termoelettrica non rinnovabile. Non solo: se l'utilizzo di carbone e gas risulta ancora così massiccio, è perché spesso il loro prezzo è stato più conveniente.

Ecco allora che il dibattito sull'auto elettrica assume un aspetto che va ben oltre quello del mercato e va a impattare anche sulle scelte in ambito climatico scontrandosi con realtà mondiali molto differenti: il problema è che la concentrazione di costruttori rende sempre più inevitabili dal punto di vista economico scelte di produzione di larghissima scala mentre le esigenze climatiche e ambientali restano le più diverse, con gli Stati Uniti che in quattro  giorni producono la stessa quantità d gas serra di un Paese povero in un anno intero. Per chiudere il discorso sull'impatto ambientale, ci sarebbe anche  il tema dello smaltimento delle batterie dell'auto elettrica che sono altamente inquinanti. Ed è bene ricordare un altro fattore poco noto di questa storia: a oggi costa meno estrarre i metalli nobili necessari per le batterie (litio, cobalto, nickel, grafite...) piuttosto che recuperarli, ma tra pochi anni non sarà più così perché i giacimenti non sono infiniti e dovremmo assistere finalmente a un'inversione di tendenza.


Ora, quando il dibattito un po' asfittico - soprattutto quando lo riduciamo nella nostra dimensione nazionale - si concentra solo sulla carenza di infrastrutture, peraltro gravissima in Italia ma ben bilanciata da roboanti quanto inattese promesse di colonnine, i nostri politici è bene che ricordino un altro punto sottolineato da Akio Toyoda, e cioè che se l'intero parco circolante giapponese  fosse elettrico, il Sol Levante con la rete attuale resterebbe al buio. E per adeguarla in ottica "green"  servirebbero investimenti superiori ai 135 miliardi di dollari. Altro che qualche milione destinato agli incentivi...