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EDITORIALE

L'addio di Trump tra farsa e tragedia

di Paolo Ferrandi -

10 gennaio 2021, 09:16

L'addio di Trump tra farsa e tragedia

Ormai siamo alle battute finali della presidenza di Donald Trump. Finalmente - dopo più di due mesi, visto che si è votato il 4 di novembre dell'anno scorso - il 20 gennaio Joe Biden, il presidente eletto, giurerà sulla bibbia di «preservare, proteggere e difendere» al «meglio delle proprie abilità» la Costituzione degli Stati Uniti. E la  lunghissima e drammatica  transizione dei poteri finirà.
Ma mancano ancora 10 giorni a quella data e fino ad allora il presidente in carica - benché uscente - resta Trump. E questo, dopo l'assalto al Congresso e i vandalismo che ne sono seguiti con 5 persone morte, è un problema. È un problema perché nemmeno stavolta Trump è riuscito a comportarsi da presidente e non da personaggio sopra le righe del mondo dei reality show televisivi, l'unica sua vera vocazione e l'unico suo vero successo imprenditoriale. 
 Così, dopo aver incitato con parole infuocate - e del tutto false - la folla dei suoi fedeli che poi ha dato l'assalto a Capitol Hill e dopo le devastazioni, non ha espresso una sola parola di condanna e, anzi, ha ringraziato i suoi «patrioti».
Anzi - stando a quanto si legge sulla stampa Usa -  mentre erano in corso gli scontri   Trump si aggirava soddisfatto all’interno della Casa Bianca senza capire perché nessuno esultasse con lui. Non solo: durante l’assalto avrebbe cercato di raggiungere telefonicamente i senatori repubblicani per convincerli a capovolgere il risultato del voto. Solo dopo un giorno intero ha letto un comunicato dove ha riconosciuto la vittoria di Biden e ha condannato le violenze.

Poi si è impegnato a una pacifica transizione del potere. Dichiarazione che di solito viene fatta a poca distanza del risultato delle elezioni. Naturalmente non si è scusato e dopo poche ore ha comunque detto che non ha intenzione di presenziare alla cerimonia di insediamento di Biden.
Sembra un problema di etichetta, ma è qualcosa di più. Infatti Trump, in quanto presidente, ha ancora tutti i poteri della sua carica: può imporre la legge marziale, può scatenare un olocausto nucleare, può dichiarare guerra. 
Per questo si sono rincorse voci di una destituzione in forza del 25º emendamento della Costituzione Usa in quanto incapacitato a esercitare il potere. Ma per questo serve l'ok del vice presidente Mike Pence e della maggioranza del governo. E il sì non è arrivato. Per il processo di impeachment, invece, ad agire (e in fretta) deve essere la Camera dei rappresentanti, dove il democratici hanno la maggioranza. Poi il Senato - con una maggioranza dei due terzi - deve decidere di far partire il processo che è sempre di natura politica. In questo caso, comunque, il verdetto arriverebbe con Trump già ex presidente.
Come si vede è difficile che Trump possa essere fatto decadere in tempo. Quanto alle dimissioni è stato esplicito: non ci pensa neppure. Quindi ancora per una decina di giorni bisognerà sperare che il golf lo distragga dal combinare danni ancora più grossi.