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EDITORIALE

Usa, la sfida di Biden: tornare presto alla normalità

di Augusto Schianchi -

16 gennaio 2021, 09:07

Usa, la sfida di Biden: tornare presto alla normalità

Si avvicina per Biden l’entrata nella presidenza effettiva del paese più forte del mondo. Comunque vada a finire per Trump, le polemiche post-elettorali si chiudono, e la parola passa alla realizzazione del programma, con l’avvertenza che i primi 100 giorni sono i più importanti della legislatura, perché in questa fase c’è una sorta di apertura di credito nei confronti del nuovo presidente. E non sarà facile per una serie di ragioni. La prima è che il paese è profondamente diviso. Biden ha vinto, ma il candidato sconfitto non aveva mai avuto così tanti voti. Trump è quello che è, in particolare sul piano caratteriale. Ma se non ci fosse stata la pandemia, avrebbe vinto alla grande. Perché Trump aveva un programma preciso che lo aveva portato alla presidenza.
Trump aveva promesso: 1) Rilancio dell’economia, e a fine 2019 l’economia viaggiava a pieno regime, con la borsa ai massimi. L’andamento della borsa è fondamentale nell’economia americana, perché la borsa determina il rendimento dei fondi pensione, fonte di sostentamento essenziale per il mondo del lavoro. 2) Contrasto al terrorismo internazionale (e interno), e su questo Trump ha proceduto, anzitutto con il ritiro dall’accordo per lo sviluppo dell’uranio in Iran, voluto a suo tempo da Obama. Oltre ad aver ordinato qualche ammazzamento con i droni in giro per il mondo. 3) Muso duro nei confronti dei paesi esportatori negli Usa, anzitutto la Cina, imponendo dazi (incluso molte importazioni dall’Unione Europea). 4) Bloccare le immigrazioni illegali, e la costruzione del muro con il Messico, ne è diventata rapidamente un simbolo iconico. 
 

Mettiamo da parte per un attimo la nostra opinione, ma non possiamo non vedere in questa visione una sinfonia per la Destra. E Biden non può trascurare del tutto quello che pensa la metà del paese.

Biden deve poi mettere ordine nel proprio partito, i democratici. Che sono a loro volta profondamente divisi al proprio interno, con un centro moderato ed una sinistra radicale. Non dimentichiamo che nella prima fase delle primarie, Biden era un candidato molto indietro in graduatoria. Il cambio di direzione è avvenuto nelle primarie della Carolina del Sud, quando l’establishment democratico (nel quale hanno un grande peso gli afroamericani della classe media) ha capito che Sanders non avrebbe mai vinto per via del suo radicalismo, e che le elezioni si sarebbe potuto tentare di vincerle soltanto puntando al centro. E Biden era il candidato perfetto tra quelli disponibili. Per inciso, si noti che a distanza di 5 anni Obama, visto dagli americani, non è stato quel secondo Kennedy, come lo pensiamo noi in Europa. Obama ha stabilizzato la paura del dopo crisi 2007 senza un vero rilancio dell’economia; è parzialmente intervenuto sulla riforma sanitaria (il vero grande problema dell’America di oggi); non è intervenuto sulla crisi degli oppioidi che ha falcidiato la classe media bianca. Obama è stato un leader razionale e distaccato, quasi con uno spirito terzomondista.

Biden non può ripercorrere la medesima strada. In tempi brevi deve anzitutto intensificare la vaccinazione di massa per rientrare dalla crisi pandemica, e riavviare l’economia per una ripresa della normalità. («It’s the economy, stupid»). Sul piano internazionale Biden deve riprendere i rapporti con gli alleati, Europa in primis, ed inventare una nuova presenza degli Usa nell’area del Pacifico, dopo l’uscita di Trump, sbattendo la porta. Il problema è che i tempi a disposizioni non sono lunghi: tra 2 anni ci sono le elezioni di Midterm, che potrebbero ribaltare la maggioranza democratica nel Senato. E immediatamente dopo l’avvio della corsa alle presidenziali del 2024, dove Biden non potrà partecipare per ragioni d’età, e la candidatura di Kamala è ancora molto fragile.

Biden nella sua quasi cinquantennale carriera politica non avrebbe mai immaginato che la sua corsa più veloce gli sarebbe stata richiesta nell’età più avanzata.