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All'Italia non basta un governo raffazzonato

di Stefano Pileri -

17 gennaio 2021, 09:18

All'Italia non basta un governo raffazzonato

Mancano quarantotto ore al voto in Senato. E l'esperienza insegna che  c'è ancora tempo per eventuali sorprese, ripensamenti, salti mortali e cambi di casacca. Ieri a Roma  qualcuno ipotizzava che Giuseppe Conte potrebbe anche decidere di dimettersi prima del passaggio a Palazzo Madama. Ma tanti erano pronti a scommettere che martedì il premier  porterà a casa la  fiducia. Anche se non è ancora ben chiaro come ci riuscirà. 

Le due strade più probabili sono quelle di un nuovo gruppo di senatori pronti a sostenerlo e quella di un’astensione dei renziani. O,  forse, un mix delle due. Quale che sia la soluzione, il rischio è di ritrovarsi con una maggioranza ancor più raffazzonata e con un’azione di governo ancor più caotica e confusa di quelle che abbiamo visto negli ultimi mesi.

È prima di tutto una questione numerica. Arrivare a 161 voti, la maggioranza assoluta al Senato, non è indispensabile. In caso di astensioni, ne bastano meno. Alla fine, è sufficiente che Conte   trovi un Sì in più dei No. Ma  giustamente qualcuno, come il Dem  Andrea Orlando, ha fatto notare che,  con un solo voto in più, si può evitare la crisi, ma non si può governare.  Serve un assetto politico più stabile. E non è facile costruirlo  raccattando qualche consenso tra i senatori  in fuga da altri gruppi, pronti a  sostenere qualsiasi soluzione pur di conquistare qualche altro mese in Parlamento e magari uno strapuntino in un  ministero.   Qualcuno li ha ribattezzati «responsabili», qualcun altro  «costruttori». Non molto tempo fa i Cinque stelle li chiamavano «voltagabbana».  

Sia chiaro: raccogliere i voti in Parlamento è sempre stato legittimo. È solo un po’ strano che lo faccia chi, come  i pentastellati, fino a pochi mesi fa, voleva imporre ai parlamentari il vincolo di mandato.   Ma è evidente che  i grillini  (e non solo loro) hanno una paura folle delle elezioni e  accetterebbero qualsiasi soluzione pur di restare altri due anni a Roma.

Si vedrà se la caccia ai senatori scontenti  permetterà a Conte di formare un nuovo gruppo. O se si dovrà accontentare di qualche sostegno sporadico. I segnali arrivati ieri da Udc e Mastella hanno  gelato le sue  speranze. E la strada, ieri sera, sembrava un po' in salita. Si capirà nelle prossime ore  se dovrà accontentarsi di qualche senatore in cerca di casa o tentare di riallacciare i rapporti con i  renziani. 

 Il problema vero è se una riedizione del governo Conte 2 o un Conte 3, così rappezzato,  può essere in grado di affrontare il periodo drammatico che attende l'Italia. Schiacciata,  com’è, tra un'emergenza sanitaria, di cui per ora non si vede la fine, e una crisi economica e sociale senza precedenti. Una crisi di cui - basta vedere le ultime previsioni di Banca d'Italia - probabilmente abbiamo assaggiato solo l’antipasto. Finora questa compagine governativa ha dimostrato di non saper affrontare in modo adeguato le sfide  per lo sviluppo del  Paese.

E la probabile assenza degli esponenti di Italia Viva non fa ben sperare per il futuro. Perché è vero che a Renzi e al  suo cerchio magico si può contestare tutto. Compresa una dose  massiccia di presunzione, masochismo e incoscienza. Ma non si può negare che gran parte dei rilievi che Italia Viva  ha mosso all'esecutivo in questi mesi fossero ben più che fondati: dai giganteschi problemi sul Recovery fund alla rinuncia del Mes sanitario, dal caos nella scuola al ruolo e ai risultati  della struttura commissariale guidata da Arcuri.

E, se si è  visto qualche passo avanti almeno sul Recovery, lo si deve proprio alle continue contestazioni di Renzi & c. Il Pd è andato spesso a ruota del senatore di Rignano. Senza di lui i Dem rischiano di finire schiacciati tra un  Conte rafforzato e  un Movimento 5 stelle disposto a tutto pur di sopravvivere. Non è un bello scenario proprio quando si tratta di «mettere a terra»  gli oltre duecento miliardi del Recovery. E di farlo, se possibile,  in modo trasparente, senza interventi a pioggia ma con progetti  concreti e adeguati ai tempi.   Progetti che - è sempre bene ricordarselo - sono l'unica strada che resta all'Italia per uscire dalla crisi.