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È riuscito a galleggiare. Ma ora serve una soluzione

di Stefano Pileri -

20 gennaio 2021, 08:36

È riuscito a galleggiare. Ma ora serve una soluzione

Abbastanza per ottenere la fiducia, ma  troppo  poco  per poter assicurare un futuro  al governo. È un magro bottino quello che incassa Giuseppe  Conte  al Senato. Si ferma  lontano dai 161 voti della maggioranza assoluta. Ne conquista 156, compresi tre senatori a vita e due esponenti  di Forza Italia. Alla fine,  la fiducia arriva solo grazie al fatto che i renziani di Italia Viva, mantengono le promesse. E si astengono, nonostante per tutta la giornata non abbiano certo risparmiato  bordate durissime nei confronti di Conte. I loro 16 voti  sono quelli che dividono i sì e i no. È un risultato tutt’altro che  tranquillizzante per il premier, che  finora aveva voluto evitare di  aprire   la crisi di governo. Ma, alla luce di questo risultato del Senato, per Conte si profilano passaggi   complicati nelle prossime settimane  o, forse, già nei prossimi giorni. È vero: ha la fiducia del Parlamento ma è probabile che dal Quirinale arrivino pressioni per avere assetti  più stabili  in un momento drammatico  dal punto di vista sanitario ed economico.

 In questi due giorni di dibattito parlamentare, Giuseppe Conte ha  provato di nuovo a  galleggiare.    Non si è mai sbilanciato sulla linea politica del governo, su quali devono essere i   punti programmatici. È rimasto sul vago quanto basta per andare bene a tutti e non chiudere la porta a nessun possibile nuovo sostenitore. Non a caso, ha chiesto voti a «popolari, liberali  e socialisti». A tutti in pratica, tranne a Renzi  e Italia viva. Per loro nulla.

Su un solo punto è stato chiaro: la nuova legge elettorale. Con poco galateo istituzionale, di fronte ai due rami del parlamento - a cui competerebbe la materia - ha annunciato che il suo governo promuoverà una riforma in senso proporzionale. Una strada che   trova ben pochi avversari fra le forze politiche.  Il proporzionale  va bene ai piccoli partiti, ai «cespugli». Piace da sempre ai Cinque stelle (è uno dei pochi punti su cui non hanno ancora cambiato idea). Piace ormai anche al Pd che da tempo ha abbandonato qualsiasi vocazione maggioritaria. E piace  pure a Forza Italia che ambisce a  riacquistare un po’ di spazio di manovra fra Salvini e Meloni. 

 Conte può continuare a  sfruttare la  debolezza politica attuale del Movimento 5 Stelle e del Pd   che non hanno la forza o il coraggio per cercare alternative all’attuale premier. Ma, da adesso in poi, dovrebbe cercare ogni giorno i  consensi. Il voto di ieri dimostra che i margini sono stretti.   Lo spazio di manovra è ben poco. Non può sperare di continuare a galleggiare a lungo. L'incidente sarebbe sempre dietro l'angolo. Ha lavorato per  favorire la nascita di un nuovo  gruppo di maggioranza. Ma, se nel voto di fiducia dovevano vedersi i primi segnali della nascita di questo nuovo gruppo, qualcosa non ha funzionato come doveva.  Starà a Conte nei prossimi giorni dimostrare se  è in grado di   trovare una soluzione.