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Il divorzio insanabile tra governo e realtà

di Domenico Cacopardo - www.cacopardo.it    -

21 gennaio 2021, 08:40

Il divorzio insanabile tra governo e realtà

Martedì s’è consumata una delle peggiori pagine della storia repubblicana, nella quale s’è manifestato in tutta evidenza il divorzio tra il governo e la sua visione della realtà nazionale e la realtà stessa, mai come di questi tempi complessa e desolante.
Naturalmente con il voto in Senato, al di là delle affermazioni di circostanza, la crisi non s’è chiusa, tanto che dal premier è stata ripetutamente espressa la volontà di cambiare passo e di voltare pagina.

Propositi di difficile attuazione, vista la propensione del governo a non riflettere sui propri errori, a non impegnarsi nella soluzione dei singoli problemi - tutte le erogazioni disposte si concretizzano a distanza di molti mesi -, nell’adozione del centinaio di decreti necessari per attuare norme già adottate dal Parlamento, a non affrontare in modo adeguato la definizione del Recovery Plan, e i terribili e scottanti temi aperti dalla pandemia in corso. Primo fra tutti quello di mobilitare da subito (era possibile già nel giugno 2020) i miliardi necessari per avviare quel rinnovamento della sanità di cui tutti sentiamo l’impellente bisogno. 

E, da qui al 31 marzo, la scadenza del blocco dei licenziamenti: un tema che andrebbe coniugato con la capacità di indicare una via per la ripresa. Insomma, la vittoria di Conte consiste nonostante tutto in un voto di minoranza che per ora non assicura alcuna governabilità.
È vero che i voti non acquisiti per vie traverse nei giorni scorsi possono affluire ora, visto che gli incerti e gli insicuri possono misurare concretamente i benefici per loro disponibili e da subito nelle mani governative. Ma è altresì vero che una maggioranza comunque raccogliticcia non potrà mai dare il supporto necessario alla soluzione dei problemi. Particolarmente preoccupante è quella specie di atarassia manifestata dal Pd, rispetto alle ragioni e ai fatti che hanno determinato la crisi. Non c’è una sola ragione che giustifichi l’assenza di interlocuzione e di proposte in merito da parte di democratici, salvo il non turbare il lieto e inconsapevole governare degli amici grillini, mai come in questo tempo fuori palla.

A proposito: tra una settimana si riunisce il Cio (Comitato olimpico internazionale) che potrebbe decretare l’esclusione dell’Italia dagli imminenti giochi di Tokyo. E ciò a causa di una sciagurata legge (grillo-leghista n.145/2018) che incide sull’autonomia del Coni.
Del che, nonostante solleciti e richiami nessun personaggio del governo ha inteso occuparsi.

Renzi - che è colui al quale risale la paternità di questa maggioranza e di questo governo - non ottiene la vittoria piena cui aspirava, ma un riconoscimento politico sul valore delle questioni sollevate e tuttora pendenti.
Poiché la politica è una scienza esatta, se Italia Viva saprà spiegare il proprio posizionamento e tenere la barra dritta sugli interessi collettivi della Nazione, i riconoscimenti non mancheranno, a dispetto della minaccia di Conte di definire presto una legge elettorale proporzionale con sbarramento.

Per andare avanti, oggi possiamo contare solo sulla consapevolezza e sul ruolo che le organizzazioni sociali hanno riconquistato.
Saranno loro la forza che impedirà al Recovery Plan italiano di essere bloccato dalle contestazioni di merito di Bruxelles.
Tra esse, la Confindustria avrà il ruolo speciale che le pertiene sia per la cultura di impresa di cui è portatrice che per il mondo imprenditoriale che rappresenta.
A condizione che ci sia qualcuno nei palazzi romani che abbia voglia di ascoltare e correggere.