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Renzi spavaldo poi disponibile: in palio ci sono i servizi segreti

di Vittorio Testa -

22 gennaio 2021, 08:38

Renzi spavaldo poi disponibile: in palio ci sono i servizi segreti

Spavaldo come sempre, l’ex enfant prodige della politica italiana, si è gettato in una nuova impresa che il suo carattere rende, come sempre temeraria. Matteo Renzi come Giano Bifronte sta con la faccia scura davanti al premier Conte, intimandogli una serie di ordini e accusandolo di non conoscere le regole democratiche. E con l’altra faccia si diceva disponibile a ogni nuova alleanza purché non imperniata su Giuseppe Conte come premier: al quale aveva lanciato il guanto di sfida due volte, sempre uscendone con le ossa rotte. La prima: ‘’Vedremo’’ disse a Conte,’’se riuscirà a trovare la maggioranza alla Camera…’’. Trovata. Allora sotto con la seconda, quella ritenuta la più rischiosa per il presidente del Consiglio. Scena della disfida, Palazzo Madama, la Camera Alta. Qui la maggioranza ha numeri aleatori, comunque mai tali da raggiungere la maggioranza assoluta senza la quale il governo non supererebbe un voto di fiducia. E già Zingaretti e Di Maio spesso devono fare i salti mortali per conquistare quella semplice. ‘’Vedremo dunque se lei signor presidente sarà in grado di fare a meno dei nostri voti, di Italia Viva’’, diceva con l’aria furbesca del gatto col sorcio in bocca. Ma poi nelle vicende umane e soprattutto quelle politiche, basta un niente per  deviarne il corso. Si parte per andare a stringere un’alleanza con Tizio, ma strada facendo ci si accorda invece con Caio. Detto che avrebbe schierato i diciannove senatori contro Conte, il sempre inquieto Matteo, si accorge che la linea dura sta spaventando l’ anima blandula di qualcuno dei suoi  per nulla convinto della necessità di provocare una crisi di governo  che potrebbe significare elezioni anticipate e di conseguenza dire addio allo scranno senatoriale. Da Palazzo Chigi poi fuoriesce il sinuoso suono di Conte il Pifferaio magico che invita a un gesto di «disponibilità» per salvare il Paese nell’ora più buia, dal rischio di un’imprecisata ma sicura catastrofe, non ce ne fosse già abbastanza di quella del Covid 19. E furtivi tra le tenebre, alcuni si dicono disponibili alla disponibilità e quindi disposti a salvare l’Italia e contribuire, magari passando sulla trincea opposta e ricevendone le greche in premio per l’eroico trasloco, a garantire la sopravvivenza del fino a ieri detestato governo. Sicché il Macron di Rignano  sull’Arno, dopo aver sacrificato le due ministre di Italia Viva sull’altare di Marte e  minacciato sfracelli, bruciati gli incensi propiziatori, ordina l’astensione. E così facendo, salva Conte, tre giorni prima accusato di analfabetismo democratico. Non solo: ma si dice disponibile a tutte le soluzioni, anche a quella di rifare e sostenere un nuovo governo imperniato sull’«avvocato degli Italiani», bell’uomo tricotinto dall’eleganza di manichino di lusso, personaggio velocissimo inseguito a fatica dalle troupe Rai mentre sembra pattinare nei corridoi affrescati di Palazzo Chigi. Impresa sempre degna di aprire i tg della tv pubblica. Non appagato da questi scarsi risultati, Renzi rinnova la sfida: mercoledì prossimo il ministro di Grazia e Giustzia, in pentastellato Bonafede è atteso in Senato per la relazione sullo stato dell’arte. «Noi» ridichiara  il Matteo reindossante la maschera di ferro, «voteremo contro». Ora è certo che fare previsioni sull’esito di trattative politiche è un terno al lotto, ma anche l’eterogenesi dei fini è spesso in azione e potrebbe riservare sorprese: tipo un’ennesima retromarcia renziana, con l’ingresso di un fido guerriero di Matteo nominato ai vertici del Copasir, acronimo di Comitato per la sicurezza della Repubblica Italiana: l’organismo di controllo parlamentare sull’operato dei servizi segreti. Mettervi a capo un uomo fedele significa dormire sonni più tranquilli, soprattutto sul versante giudiziario.