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Quando eravamo davvero un Paese di costruttori

di Augusto Schianchi -

23 gennaio 2021, 08:48

Quando eravamo davvero un Paese di costruttori

Martedì scorso è stata tra le giornate peggiori nella storia della Repubblica. Per la povertà del dibattito, l’inondazione di luoghi comuni, le generiche raccomandazioni scontate; in certi casi volgarità folcloristiche, in altri un anti-europeismo terroristico, fermo al 2011… come se la Banca Centrale Europea in questi mesi non avesse comprato qualche centinaio di miliardi del nostro debito, salvando l’Italia dalla bancarotta. Tutto questo nel fragoroso silenzio di una presunta compravendita di senatori, di inascoltati richiami all’ordine, di autoproclamazioni della patente di costruttori. Noi siamo stati un paese di costruttori. Nel combattere i Germani, Giulio Cesare con i suoi legionari costruì un ponte sul Reno in 10 giorni.

In tempi più recenti, l’opera pubblica per eccellenza è stata l’Autostrada del Sole. Venne pensata da Piero Puricelli (che aveva già ideato la Napoli-Pompei-Salerno) e decisa da una persona, Salvino Sernesi direttore generale dell’Iri, con la cabina di regia-ombra del banchiere Comit Raffaele Mattioli, il presidente degli industriali Angelo Costa, il presidente Fiat Vittorio Valletta ed il segretario della Cgil Giuseppe Di Vittorio.

I finanziatori furono sempre la Comit di Mattioli e la Banca Nazionale del Lavoro; la restituzione sarebbe avvenuta con la riscossione dei pedaggi. (La proposta della Esso di finanziare la costruzione in cambio del monopolio per la vendita del carburante venne declinata). La società operativa fu la Sisi (Società Iniziative Strade Italiane), costituita da Fiat, Pirelli, Agip e Italcementi. Quest’ultima non venne privilegiata nella fornitura del cemento, ma partecipò alle gare alla pari degli altri. Il direttore del progetto fu Francesco Aimone Jelmoni. Il Ministro era allora Giuseppe Romita, di professione ingegnere con grande competenza in materia di costruzioni. Scomparve pochi mesi prima dell’inaugurazione. Anziché affidare la costruzione all’Anas (che aveva impiegato 8 anni per costruire la tratta di 26 chilometri dell’autostrada Genova Savona), essa venne affidata all’Iri, con direzione organizzativa del progetto di Fedele Cova. 

I progettisti furono i migliori del loro tempo, Silvano Zorzi e Riccardo Morandi, con il contributo di altri validissimi progettisti per opere specifiche. Prima pietra il 19 maggio del 1956 (il primo anno dell’influenza asiatica, 90 mila morti in un triennio). Il 3 dicembre 1960 la transappenninica era pronta; in 4 anni 80 chilometri e 40 ponti. (Per ricostruire il ponte Morandi ci sono voluti 2 anni). L’Autostrada fu completata il 4 ottobre del 1964: 800 chilometri in 8 anni. Appalti di 5 chilometri per ciascuna impresa, preventivi di spesa rispettati, senza appendici legali per variazioni in corso d’opera. Persone e imprese ben precise, un successo mondiale per il sistema Italia, a 10 anni dall’uscita di una guerra devastante perduta. Le persone e imprese con elevate competenze e qualificazioni le abbiamo, lo aveva già ben chiaro Margherita Sarfatti negli anni ‘20. A cercarli bene, come abbiamo visto, abbiamo pure i ministri che sanno di cosa si stia parlando, e sono pronti ad assumerne la responsabilità. Ovvio: come premessa ci vuole la volontà politica di lavorare in questo modo nella realizzazione dei progetti. Questi mesi di esplorazione per l’impiego delle risorse del Next Generation Fund, non stanno dimostrando questo orientamento. 

Anzi, sembra che alla base del comportamento della classe politica ci sia solo la volontà di sopravvivere alla prossima scadenza elettorale. L’impiego dei fondi viene parcellizzato, come fette di una torta, in tanti progetti diversi, per tenere conto del fabbisogno di ciascuna fazione di raccogliere i voti indispensabili per la propria rielezione. Il tutto mascherato dalle parole d’ordine nei programmi dei governi di tutto il mondo: digitalizzazione, green, sostenibilità...

Naturalmente questo non basta: per fare bene, bisogna saperlo fare. Dopo tante consultazioni, è tempo ed opportunità che la nostra classe politica faccia un dignitoso passo indietro.