Sei in Editoriale

EDITORIALE  

La complessa trattativa per il nuovo governo

di Augusto Schianchi -

28 gennaio 2021, 10:09

La complessa trattativa per il nuovo governo

Fare previsioni sul governo che verrà è troppo difficile, perchè sono troppi i piani del confronto. C’è un confronto su quale governo s’ha da fare, c’è un esecutivo che funziona con troppa lentezza (siamo ancora in attesa di 547 decreti attuativi per l’applicazione di leggi approvate), c’è un piano d’investimenti gigantesco, finanziati dall’Europa, che deve essere concretizzato in piani operativi.

Ma c’è una legge elettorale da approvare, ci sarà nuovo presidente della repubblica da eleggere, e soprattutto un nuovo parlamento da eleggere, con 400 persone che dovranno tornare ad una vita normale, senza “vacanze romane”. Quindi tutti i partecipanti a questo “grande gioco” dichiarano tassativamente di operare per il bene degli Italiani, nei fatti con un’attenzione al proprio interesse “particulare”, che solitamente coincide con la propria rielezione.


Le posizioni di partenza dei partiti sono chiare: il raggruppamento della destra pretende le elezioni, con l’incognita dei parlamentari di Forza Italia, in previsione di un loro probabile ridimensionamento elettorale. La Meloni è solidissima, in aumento di voti (almeno nei sondaggi).

Non altrettanto Salvini, che rischia il logoramento con altri 2 anni di legislatura, con un’emergente concorrenza interna, da parte di un Giorgetti meno aggressivo e politicamente più flessibile; oppure di Zaia, dimostratosi governatore di grande efficienza operativa in quest’anno di epidemia. Sull’altro fronte i 5stelle non vogliono assolutamente le elezioni, in vista di un loro dimezzamento, pronti a sacrificare Conte a favore dell’istituzionale Roberto Fico, molto dignitoso presidente della Camera. 

Il Pd rimane sulla difensiva, con l’obiettivo di preservare questa maggioranza, mai con la destra. I centristi mantengono la loro posizione di sostegno determinante per il governo, Conte incluso.

E’ evidente che ora la palla rimbalza su Renzi, che ha indotto questa crisi, e che deve in tempi ravvicinati concretizzare la propria posizione. 

Renzi corre un grosso rischio: se forza la mano, gli altri potrebbero respingere la proposta, e si potrebbe andare verso nuove elezioni, con un futuro meccanismo elettorale che potrebbe addirittura escluderlo dal prossimo parlamento. In materia elettorale si possono costituire alleanze anomale, perché la legge elettorale è materia parlamentare, senza la necessità di un accordo politico totale. Ed i partiti grandi (quelli che oggi si collocano oltre il 13/15 percento) potrebbero accordarsi per un sistema proporzionale, con una soglia d’ingresso elevata (ad esempio 8 percento). Per ridimensionare le opportunità di ricatto parlamentare dei piccoli partiti.

Un secondo rischio è rappresentato dal suo gruppo: a fronte del pericolo di nuove elezioni, ad alto rischio per i renziani, i parlamentari eletti oggi in Italia Viva, manterranno la propria fedeltà al leader? O torneranno benaccolti tra le braccia del vecchio Pd?

Naturalmente Renzi queste cose le sa benissimo, e per questo ridimensionerà le sue pretese. Il suo obiettivo è arrivare almeno a giugno per entrare poi nel semestre bianco, durante il quale non è possibile convocare nuove elezioni. Ma c’è una reputazione personale che Renzi deve tutelare. Non può accontentarsi di rimaneggiamenti marginali, perché ricadrebbe nella trappola del “tanto rumore per nulla”.

Allora non resta che aspettare. Renzi ha dimostrato di amare il rischio: o vince o smette di giocare. Ma con questa strategia ha già subito una sonora sconfitta, personalizzando una proposta di giusta modifica costituzionale. Non sappiamo se abbia imparato la lezione.

D’altronde il nostro elettorato ha già dimostrato una saggezza profonda, nata da una tragica esperienza. Piuttosto che affidare il proprio destino ad una persona sola, il popolo preferisce lasciare le cose come sono. Che non sono perfette, anzi!  Ma guardandosi intorno non sono poi così male. Anche se siamo gli ultimi della fila, ma siamo sempre nel gruppo di testa.