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EDITORIALE

Una crisi vecchio stile

di FRANCESCO BANDINI -

31 gennaio 2021, 09:51

Una crisi vecchio stile

Sembrano passati secoli da quando sembrava che l’Italia si fosse convintamente incamminata sulla strada del bipolarismo, di un sistema elettorale maggioritario che consentisse una chiara scelta di campo e rendesse lecito aspettarsi una maggiore stabilità delle maggioranze e quindi dei governi. Così come sembrano passati secoli da quando ci si illudeva, con l’avvento della cosiddetta seconda repubblica, di aver definitivamente abbandonato un certo modo di fare politica, certe contorte e indecifrabili pratiche partitiche, certi obsoleti rituali buoni solo per gettare fumo negli occhi dei cittadini-elettori e per allontanarli sempre di più dai palazzi delle istituzioni. 

Tutte queste speranze sono ormai solo un vago ricordo e anche la legittima aspirazione a un sistema politico improntato alla trasparenza e a quella che potremmo definire «efficienza istituzionale» è stata definitivamente soffocata. Lo testimonia una crisi di governo aperta secondo il più classico copione da prima repubblica, con tutti i suoi bizantinismi (a partire dall’«incarico esplorativo» a Fico, formula ampollosa e anacronistica, al pari delle tante altre sentite in questi giorni convulsi) e con tutti i suoi più o meno manifesti giochi di potere e gli indicibili intrallazzi deflagrati nel grande suk romano. 

Il vero dramma è che tutto questo ritorno al vecchio viene accettato con rassegnazione da una società che è ormai abituata ad aspettarsi il peggio dalla propria classe politica e che comunque adesso ha ben altri problemi a cui pensare. Mentre il Paese è in piena pandemia e attende risposte forti ed efficaci, la politica si diletta in imbarazzanti balletti e stantii cerimoniali: è chiaro che di fronte a tutto questo cadrebbero le braccia a chiunque e che la gente viva tale situazione con l’apatia di chi ormai ne ha viste troppe per potersi stupire di qualcosa. La rassegnazione è tale da lasciare indifferenti perfino di fronte al clamoroso orientamento, manifestato da più parti, a un ritorno a un sistema elettorale proporzionale puro, che istituzionalizzerebbe il già formidabile potere di ricatto di partiti e partitini e che certificherebbe la completa restaurazione dell’«ancien régime». 

Quest’anno ricorre il trentesimo anniversario della vittoria di quel referendum elettorale sulla preferenza unica che sancì l’inizio di un processo di evoluzione che puntava a fare dell’Italia una più moderna e ordinata democrazia, retta da regole del gioco che garantissero rappresentatività e al tempo stesso governabilità. Il sistema partitocratico venne rapidamente spazzato via, per lasciare però il posto a un’anarchia e a un’improvvisazione politica di cui vediamo oggi, proprio con questa crisi vecchio stile, lo sconfortante esito: un esito che ci riporta a un passato fatto di logiche e metodi che si sperava fossero morti e sepolti, ma che invece sono ancora lì a produrre danni. Come dire: trent’anni trascorsi invano.


francesco.bandini@gazzettadiparma.it