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EDITORIALE

Ora la via è tracciata

di DOMENICO CACOPARDO -

04 febbraio 2021, 08:46

Ora la via è tracciata

Mario Draghi ha accettato con riserva l’incarico di costituire il nuovo governo. Incontrerà partiti e parti sociali e tornerà al Quirinale per accettare il compito. Avrà con sé la lista dei ministri, i cui nomi non saranno frutto di trattative, ma soltanto della sua responsabile scelta.

Tra astensioni e voti favorevoli riceverà la fiducia sia alla Camera che al Senato. Sino alla fine di luglio (data dalla quale scatta il «semestre bianco», durante il quale non si possono sciogliere le camere) non dovrà temere imboscate parlamentari: il timore di elezioni (...)
compatterà una maggioranza in suo favore. Dopo, inibito lo scioglimento, tutto sarà possibile. Starà a Draghi mettere sin dal giorno del giuramento le cose in modo da dissuadere eventuali, ma possibili complotti. L’uomo dispone, oltre che di un invidiabile curriculum, di un’ampia esperienza in attività che sempre hanno avuto effetti politici. Non ci sarà da stupirsi, quindi, se si dimostrerà abile nel governare due assemblee elette in tempi che sembrano remoti. 

Quanto all’evoluzione della crisi, basta ricorrere a linguaggio tennistico: «Game, set, match». Conclusione incontestabile della difficile e azzardata partita giocata da Matteo Renzi sul tavolo della politica nazionale. È vero che al tavolo sedevano giocatori incapaci, ma è altrettanto vero che proprio per l’inconsistenza degli avversari erano possibili scarti e cambi di passo non preventivabili.

Invece, tutto è filato liscio. La forza dell’offensiva di Renzi era costituita da una sola magica parola: programmi. E sui programmi, rispetto ai quali nessuno degli altri 3 giocatori, ha saputo dire o sostenere formule convincenti o, semplicemente, accettabili, il reprobo ha vinto la partita. Non hanno senso comune le critiche dei benpensanti o l’accusa di irresponsabilità rivolta al leader di ItaliaViva: irresponsabilità e grave correità sarebbe stato lasciare andare le cose sulla stessa via del governo Conte 2, la via del disastro annunciato e ben visibile, dalle vaccinazioni al Recovery Plan, all’economia e a tutti gli altri scottanti dossier in ballo. 

A questo punto, con Draghi si imbocca un’altra strada. 

La strada maestra da tempo abbandonata. Tutto sommato, a meno di incidenti di percorso attualmente non ipotizzabili, un governo Draghi, ottenuta la fiducia, rimarrà in carica sino all’elezione del nuovo presidente della Repubblica e, possibilmente sino alla scadenza elettorale del 23. E occorre rammentare che proprio Draghi potrebbe, a gennaio 2022, succedere a Mattarella.

I partiti, soprattutto quelli della exmaggioranza, dovranno sì leccarsi le ferite valutando i comportamenti dei loro leaders, ma soprattutto dovranno rinnovarsi in vista di un futuro in avvicinamento.

Non è infatti peregrino ritenere che i termini della vita politica come definitasi nello scorso decennio possano cambiare in modo radicale. Sarà possibile la costituzione di una sorta di Rassemblement pour la République (l’unione politica formatasi in Francia a sostegno di De Gaulle), cioè di una Unione nazionale per la Repubblica che potrebbe essere il fulcro di una nuova geografia parlamentare, nella quale i rappresentati di una politica seria e responsabile potrebbero essere la forza determinante di ogni formula governativa.

Insomma, non c’è bisogno della fantascienza per immaginare per l’Italia un prima e un dopo Draghi col recupero del passo di un’ampia ripresa, di una stabilizzazione finanziaria e l’accelerazione dei processi di modernizzazione. 

Ora, peraltro, merita un ringraziamento il presidente della Repubblica che non solo ha affrontato la crisi con la determinazione del politico di lungo corso, consapevole e lungimirante, ma ha spiegato agli italiani in modo efficace alternative e scelte che si accingeva a compiere.

Nella drammatica temperie di queste ore, parole convincenti che lasciano sperare, insieme alla personalità di Draghi, in tempi migliori.

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