Sei in Editoriale

IL RITRATTO

Una carriera straordinaria

di CARLO SALVATORI -

04 febbraio 2021, 08:49

Una carriera straordinaria

Sono certo che il Presidente Mattarella abbia fatto la scelta migliore possibile nel conferire a Mario Draghi l’incarico di formare un governo.  Dopo il fallimento delle trattative tra i partiti della vecchia maggioranza e di eventuali improbabili nuove maggioranze. Il nostro Paese attraversa  un periodo ormai troppo lungo di crisi economica sociale e politica.  Che si protrae da troppi anni, una crisi resa aggravata dagli effetti della pandemia.   Quasi tutti i settori soffrono, alcuni molto più di altri.  C’è bisogno di una guida nuova forte e carismatica ai vertici del Paese per una cura immediata ed una cura per il rilancio. 

L’Europa è disposta a sostenerci con cospicue promesse di liquidità immediatamente utilizzabile, in parte anche a fondo perduto.  C’è bisogno di una persona apprezzata e fortemente stimata da coloro che guidano gli organismi comunitari a Bruxelles a Strasburgo a Francoforte. 

Il ricorso alle vaccinazioni anti Covid necessario per tutelare la salute della nostra gente procede non con l’efficacia e l’efficienza che vorremmo.  Occorre maggiore decisione e capacità di indirizzo.   L’economia può ripartire se il Governo sarà in grado di prendere decisioni lungimiranti. A Palazzo Chigi abbiamo bisogno di una persona di grande prestigio e di grande autorevolezza capace di imporsi sulle manfrine di politici che pensano prima di tutto ai loro discutibili interessi di breve periodo e di parte.

Ebbene, Draghi può essere la persona di tutti, data la sua storia.  La persona che può farsi carico dei nostri problemi, degli altri che ne conseguiranno e dei tanti altri sul tappeto ma mai affrontati con risolutezza.  Non so se potrà essere la guida dei prossimi anni: ci saranno le elezioni del 2023 e la nomina di un nuovo Presidente della Repubblica.  Ma certamente egli potrà indicare vie da percorre sui temi della giustizia, della scuola, dell’ambiente, dell’energia;   l’agenda nota degli investimenti pubblici mai seriamente affrontata causa la debolezza dei politici, troppo preoccupati dei continui passaggi elettorali e mai impegnati a dare un domani migliore ai nostri figli e ai nostri nipoti.

La storia di Draghi è una storia straordinaria scandita nei suoi 73 anni su una traiettoria eccellente.  Risultati eccellenti al liceo Massimo dei Gesuiti in Roma, sua città natale. Poi laurea a 23 anni con Federico Caffè con una tesi significativa su Integrazione economica e variazione dei tassi di cambio.   Fu lo stesso Caffè - con il quale anche io studiai alla Sapienza seppur con risultati inferiori - a preparargli la strada del Massachusetts Institute of Technology, sotto la supervisione di Franco Modigliani e Peter Solow.  Al Mit consegui il suo PhD con un’altra tesi intitolata Essays in Economic Theory con la quale preparò il suo futuro professionale nell’economia reale. Ha poi insegnato lui stesso Politica economica a Trento, Macroeconomia a Padova e Economia matematica a Ca’ Foscari.

Sono note e più vicine a noi le esperienze professionali di Draghi al ministero   del Tesoro.  Ne fu direttore generale per 10 anni, sempre riconfermato in dieci successivi governi da Andreotti a Berlusconi.  Sotto la sua gestione della finanza pubblica il rapporto fra debito e Pil scese dal 125% del 1991 al 115% del 2001.   

Furono gli anni che lo videro direttamente impegnato nelle privatizzazioni di società quali Iri, Telecom, Enel, Eni, Comit, Credit e  altre.   Fu lui che guidò la commissione governativa  che scrisse la nuova normativa in materia di mercati e finanza. Informalmente chiamata legge Draghi (decreto legislativo 24 febbraio 1998 n. 58).

Nel dicembre 2005 fu nominato governatore della Banca d’Italia, proveniente da Goldmann Sachs. Ne era stato managing director e membro del Comitato esecutivo a Londra.  Apprezzata fu la decisione di vendere le sue azioni della Goldmann e di affidarne il ricavato ad un “blind trust”, un fondo di cui non controlla la gestione.

Nei suoi anni di governatorato hanno avuto luogo fusioni importanti quali Unicredt con Capitalia, Intesa con San Paolo Imi, Popolare di Verona con Popolare di Lodi e Banca Lombarda.

Fra le sue altre esperienze la presidenza del Financial Stabilty Forum (dal 2006 al 2011) e la presentazione nell’aprile 2008 al G7 di Washington del suo piano per migliorare la trasparenza dei mercati finanziari.

Nel giugno 2011 fu nominato presidente della Banca Centrale Europea.  Sappiamo tutti quanto sia stato fondamentale il suo lavoro nella ricerca di equilibri non facili in una Unione incapace di passi più decisi verso il sogno degli Stati Uniti d’Europa.

Il suo «Whatever it takes» è la frase più celebre e più nota che ci ha lasciato della sua presidenza.  Tre parole.  Faremo  qualsiasi cosa perché l’euro resista, contro le forze della speculazione che stava scommettendo  contro l’economia europea attaccando la moneta unica scelta da tanti Stati ma senza uno Stato.

Mario Draghi credo sia la persona giusta nell’attuale difficile momento del nostro Paese.

L’emergenza è sanitaria, è economica, è finanziaria, è sociale.  L’emergenza e la necessità di una ripresa hanno bisogno di una persona di altisssimo standing, al di sopra delle parti.  Che le parti devono guardarsi bene dal voler condizionare ai loro fini.