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Riecco Berlusconi di nuovo decisivo

di Vittorio Testa -

07 febbraio 2021, 09:08

Riecco Berlusconi di nuovo decisivo

Felice e ciarliero, gongola Matteo Renzi, l’assalitore che aperta la “breccia di Palazzo Chigi” ha sloggiato il presidente del Consiglio,  al quale, da militante del Pd, aveva dato il sostegno per la nascita del governo Conte II, insediatosi il 5 settembre del 2019. Tredici giorni dopo, l’inquieto ex premier fonda Italia Viva e abigeando tra Camera e Senato si  porta quasi tutti  in scia una quarantina di parlamentari fuorusciti dal Pd. E, diventato determinante, provoca la caduta di Conte. Azione, spallata, quella del Matteo di Rignano sull’Arno, perfetta; e apprezzata un po’ da tutti, in primis  dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella, pronto a trovare la soluzione in poco tempo, benedicendo l’esordio in politica di Mario Draghi; uomo aureloato di grande  prestigio e deferente stima. 

Infatti ecco che in un paio di giorni tutti i partiti si allineano sulla posizione entrista, tranne Fratelli d’Italia. Un’operazione perfetta, figlia di un sotteso patto tra il Quirinale, Renzi, il Pd e Berlusconi. Obiettivo: affrontare la gravissima crisi economica, sanitaria e sociale con un “governo di tutti” che possa garantire una coesione tale da arrivare a fine legislatura, nel 2023. 

Quindi addio ai sogni di elezioni anticipate nutriti da un centrodestra ormai piombato nello sconforto a causa della situazione paradossale in cui si trova: i sondaggi dicono che la Lega Salvini, Fratelli d’Italia e Forza Italia alleati arriverebbero al 48 per cento. Ma è una primazia virtuale, inattuabile, frustrante: e infatti dopo qualche petardo dimostrativo lanciato da un Salvini fermo nel chiedere  di andare al voto quanto prima, ora sembra vincere la linea del vice di Salvini, quel  Giorgetti molto stimato da Draghi e da Mattarella. Berlusconi ha spiazzato sia la Lega sia Fratelli d’Italia, riapparendo nelle vesti di moderato europeista, toccato dalla grazia senile della saggezza e della moderazione. Il Cavaliere si è mosso con circospezione, e si propone nel ruolo di padre ecumenico, desideroso di raggiungere una concordia non più discorde ma autentica, coesa. 

Il primo colpo è andato a segno. È quello che ha sparigliato le ipotesi di alleanze in vista dell’elezione del successore di Mattarella. Elezione che Salvini ritiene o riteneva di fondamentale importanza per cambiare rotta e, trascinato dalla Lega, conquistare al centrodestra la più alta istituzione democratica.

Lo slogan di Salvini parlava chiaro: «Elezioni anticipate per andare al governo e gestire la scelta del nome per il Colle». Uno scenario che sembra diventato irraggiungibile. Anche e soprattutto  perché si sono saldate le ragioni e le esigenze dell’alleanza di governo con le strategie che ciascun partito dovrà mettere in campo per l’elezione del Presidente della Repubblica, previste per la primavera del 2022, tra un anno. Da come si stanno  mettendo le cose, in questo clima da larghe intese, la scelta dovrà cadere su un uomo capace di attrarre consenso il più largo possibile. Il primo nome che si fa è quello di Mario Draghi, diventato premier certo per averne la necessaria scienza e un prestigio corale, ma anche per mettere l’ex governatore delle finanze europee nelle condizioni di aver nel curriculum almeno una delle esperienze non indicate dalla legge ma consolidate dalla prassi come indispensabili: o avere avuto o avere in corso un’esperienza di parlamentare o aver avuto o avere in corso un incarico di presidente del Consiglio. Dal 1946 ad oggi degli eletti al Quirinale che non ebbero ruoli parlamentari c’è soltanto Ciampi, che era stato premier per un anno poco prima. Ecco dunque che Mario Draghi adesso ha tutte le carte in regola.

Ma tutto dipenderà dal’esito della sua azione di governo. E poi,  a voler trovare il pelo nell’uovo, non sembra eccellere nella capacità di immediata fascinazione popolare, parco di sorrisi, abbracci e baci quanti meno possibile. E in questa ritrosia è stato graziato dal Covid 19. Dunque Draghi su tutti gli scudi? C’è l’arci-italiano Silvio Berlusconi che sta tessendo una fitta rete di contatti anche a livello europeo, ottenendo consensi soprattutto per avere provocato  l’implosione dell’attuale centrodestra che vede la Meloni isolata all’estrema e la Lega in crisi di identità. Ridiventato decisivo, il Cavaliere è pronto per lanciare una sfida che sembrerebbe temeraria  e destinata a sicuro insuccesso. Come fu del resto nel 1994 con la discesa in campo per «salvare l’Italia», accolta come una mezza follia sicuramente destinata al fallimento. In quei giorni Berlusconi diceva di “sentire” la vittoria, convinto che i sondaggi negativi per gli “Azzurri” non tenevano conto del carattere degli italiani, pronti a cambiare opinione in gran fretta e molto spesso seguaci del Nicodemismo. Di che? Nicodemo, ci spiegò Berlusconi, era quel Fariseo, capo dei Giudei nemici del Messia, che di notte andava in gran segreto da Gesù, divenendone di nascosto suo discepolo. Che abbia tutt’ora molti proseliti è tutto da vedere. I sondaggi danno il Cavaliere in forte ripresa. E, ridiventato determinante, Berlusconi potrebbe riservare molte sorprese.