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EDITORIALE

Una tragedia da ricordare ma senza ideologie

11 febbraio 2021, 09:03

Una tragedia da ricordare ma senza ideologie

Luciano Gigliotti, grande allenatore di maratoneti, ha perso il padre il 10 settembre 1943. La sua storia, la sua tragedia, è quella di tanti. Il padre fu fatto prigioniero dai partigiani di Tito, mentre il piccolo Luciano gli si aggrappava ai calzoni, e fu poi gettato in una foiba, legato con il filo di ferro a un altro prigioniero, ritrovato molti mesi dopo e a stento riconosciuto dalla moglie. Tutti gli anni, il 10 febbraio, il “giorno del ricordo”, Luciano Gigliotti vorrebbe dimenticare, più che ricordare. «Il ricordo è una cosa che ti porti dentro – dice –, non è necessario che altri ricordino per te. Tutta la mia famiglia ha sempre vissuto nel tentativo di arrivare, prima o poi, a un “giorno del dimentico”. Non ci siamo riusciti, mai».
Viene in mente Gigliotti, uno come tanti, vittima del furore omicida dei “titini”, adesso che il Comune ha deciso di ricordare e commemorare le vittime delle foibe e l’esodo di istriani, fiumani e dalmati affidando una lezione agli studenti a Eric Gobetti. Costui è uno «storico freelance» (come si definisce) che ha recentemente pubblicato un libro che sta facendo molto discutere, «E allora le foibe?».
La storia, si sa, va interpretata: il bravo storico è colui che riesce a “spogliare” gli avvenimenti da ogni ideologia e a descriverli sulla base di indagini critiche volte ad accertarne la verità e le connessioni reciproche. Lungi da noi l’idea di dare un giudizio sulla qualità delle ricerche e delle conclusioni alle quali è giunto Eric Gobetti (che si propone di raccontare «realmente» quel che è successo): ma i post che ha fatto su Facebook lasciano spazio a robuste e legittime perplessità, che hanno fatto esplodere un “caso” che finirà anche in Parlamento. La foto di sé stesso in posa davanti alla statua di Tito (con maglietta inneggiante al dittatore jugoslavo), le foto e gli slogan del Maresciallo («Trieste è nostra», tristemente celebre perché era lo slogan delle bande titine in quei drammatici giorni), oltre a varie foto e selfie davanti a statue e monumenti dedicati a Marx, fanno sorgere più di un dubbio, se sia la persona giusta per parlare del “giorno del ricordo”, per raccontare le foibe ai ragazzi delle medie e delle superiori, per commemorare le vittime di quell’orrore. Ha ragione Gigliotti: sarebbe stato meglio il “giorno del dimentico”.