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EDITORIALE

Le ragioni della Nazione e non quelle delle fazioni

di Domenico Cacopardo -

19 febbraio 2021, 08:59

Le ragioni della Nazione e non quelle delle fazioni

La questione che è sotto gli occhi di tutti riguarda le prossime settimane e i prossimi mesi e consiste nell’apertura o meno dell’ampia maggioranza parlamentare che sostiene il governo Draghi 1 al complesso di riforme che la investiranno. Già: il lavoro dovrà essere corale, giacché le migliori decisioni governative acquistano effettività solo dopo i passaggi parlamentari (sciaguratamente 2 a causa della mancata approvazione della riforma costituzionale del 2016). 


Qualche volta le esigenze della Patria hanno realizzato la concordia tra i partiti più diversi e lontani tra di loro. Non sarà facile che nei prossimi mesi le ragioni della Nazione prevalgano sulle ragioni delle fazioni, ma dobbiamo credere che il miracolo si compia e che una fervida collaborazione si instauri, nonostante tutto.  Certo, l’inizio è stato confortante, giacché abbiamo scoperto un Draghi politico a tutto tondo, nient’affatto intimorito dalla polemica diretta (cfr. «l’irreversibilità dell’euro» che ha seguito di 24 ore il «tutto è reversibile» di Salvini), e capace di delineare un’«Agenda» nella quale le questioni che pesano sul Paese  sono tutte collocate all’interno di un disegno razionale di risistemazione e soluzione. Molti commentatori si sono chiesti se l’orizzonte temporale di questo governo (sul quale incombe la possibilità dell’elezione di Draghi al Quirinale -che, peraltro, viene vigorosamente smentita dal suo entourage-) sia sufficiente per conseguire gli attesi risultati, sottintendo una ragionevole risposta negativa. 

Nell’approccio, tuttavia, alla nuova realtà dobbiamo mettere in conto che, oggi, conta il cambio di rotta. Come per una grande nave in navigazione, mutare l’itinerario comporta un tempo non irrilevante di virata, così un bastimento vecchio e colpito da tante avarie come l’Italia ha bisogno di un adeguato spazio temporale per imboccare una nuova strada.
Peraltro, in campo ci sono tante nuove idee e proposte, tutte abbastanza concrete, tutte comprensibili - e perciò facile oggetto di consenso o di dissenso -. In particolare, tutto ciò - ed è tanto - che inciderà su rendite di posizione corporative troverà opposizioni sindacali, quelle che abbiamo già sperimentato in passato. Per questa ragione, la funzione del Parlamento, di per sé cruciale, sarà ancora più cruciale nel momento in cui pressioni di categorie mirino a far saltare il disegno riformista. Starà al premier (e ai capi dei partiti) disinnescare le possibili resistenze e tensioni.

Sul terreno, a giocare la partita ci saranno anche altri: e penso agli italiani e agli italiani giovani che percepiranno che i passi che che ci apprestiamo a compiere sono nel loro interesse e nell’interesse delle future generazioni. Certo, le generazioni future non votano, ma votano tutti coloro che a esse sono legati, in un vincolo di continuità che è sempre stata la chiave di volta del successo delle democrazie. Abbiamo fiducia, pur sapendo che il percorso è difficile, difficilissimo. 
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