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Aspettando di tornare a vivere

di Claudio Rinaldi -

23 febbraio 2021, 08:55

Aspettando di tornare a vivere

È un mesto anniversario, quello che celebriamo oggi con un numero speciale della «Gazzetta». Da un anno siamo ostaggi del coronavirus, vittime di una paura che non accenna a placarsi e che solo la campagna di vaccinazione può contrastare (e la contrasterebbe molto meglio se si riuscisse, finalmente, ad accelerare). 

In dodici mesi nella nostra provincia ci sono stati 1.260 decessi e 17mila contagiati. Tutti noi abbiamo perso un parente, un amico, un collega. Tutti noi ci ricordiamo le sei, sette, otto pagine di necrologie sulla «Gazzetta» dello scorso marzo. Tutti noi abbiamo sofferto le restrizioni e l’isolamento. Una mazzata sotto l’aspetto umano e della socialità e anche sotto l’aspetto economico, per tante, troppe aziende e tanti, troppi lavoratori. Abbiamo sopportato una gestione dell’emergenza non sempre esemplare (eufemismo), per non dire degli sprechi che abbiamo dovuto subire, per esempio per il reperimento di mascherine o, più recentemente, di scandali come quello dell’astruso e costosissimo progetto dei centri primula, che per fortuna Mario Draghi ha cancellato in fretta.

Il mondo è cambiato. Non ci manca solo andare al ristorante, al cinema o a teatro, fare un weekend fuori porta o visitare un museo. 

Ci mancano gli abbracci alle persone care e una cordiale stretta di mano: piccole cose delle quali abbiamo imparato ad apprezzare l’importanza in questo anno maledetto. 

Raccontiamo un anno di Covid con i numeri del contagio, con le testimonianze di chi è stato sempre in prima linea, di chi si è ammalato ed è riuscito a uscire dal tunnel, con gli interventi autorevoli di ricercatori che profondono ogni energia per dare il proprio contributo per fare finire l’incubo. È quello che abbiamo sempre cercato di fare, dal 23 febbraio 2020 a oggi: dare il meglio di noi stessi per garantire ai lettori un’informazione puntuale e autorevole, come e più di sempre. Con l’ambizione di rappresentare un argine al propagarsi di bufale, mestiere nel quale i social network sono insuperabili, sulla base del principio (mai abbastanza contrastato) dell’«uno vale uno». 

Riportiamo anche la voce dei rappresentanti della sanità privata: senza la loro disponibilità, nei giorni orribili in cui gli ospedali erano al collasso, sarebbe stata una tragedia ancora più grossa.

Raccontiamo come il cuore di Parma abbia battuto (e continui a battere), in una bellissima gara di solidarietà: oltre tredici milioni raccolti per dare una mano nell’affrontare la pandemia, per finanziare l’acquisto di attrezzature e presidi e per la realizzazione di nuovi progetti negli ospedali del territorio. Tutti hanno dato il loro contributo: i singoli cittadini, le associazioni, le aziende, anche con donazioni milionarie. Anche noi della «Gazzetta» abbiamo aderito con entusiasmo all’operazione «#aiutiAMOparma».

Non è certo adesso il momento di abbassare la guardia. Ce lo dicono gli scienziati: i soli di cui fidarsi. Rispettare le norme e comportarsi con buon senso è anche un modo per ringraziarli del loro impegno, oltre che per rendere omaggio ai tanti, troppi caduti. Sperando di poter tornare ad abbracciare i nostri cari senza paura, a stringere la mano a un amico. Di poter tornare a vivere.

CLAUDIO RINALDI
claudio.rinaldi@gazzettadiparma.it