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EDITORIALE

Via Arcuri. Ora più sobrietà ed efficienza

di Domenico Cacopardo -

03 marzo 2021, 10:01

Via Arcuri. Ora più sobrietà ed efficienza

Nominando Francesco Paolo Figliuolo, generale di corpo d’armata, già capo di stato maggiore della difesa e in atto capo della logistica dell’Esercito, commissario all’emergenza pandemica, Mario Draghi restituisce all’Amministrazione il suo ruolo naturale, peraltro già esercitato dalla Protezione civile, immotivatamente estromessa, nel marzo 2020, dal governo Conte 2 a favore di Domenico Arcuri.


Era evidente che, al di là della torsione istituzionale, Arcuri, accreditato di vicinanza al Pd, uomo di esperienze manageriali private e pubbliche, alla testa di Invitalia - lo strumento del ministero del lavoro per intervenire nelle crisi aziendali, anche con partecipazioni in capitale (area questa di tradizionale esercizio di poteri clientelari riferibili alla direzione politica del dicastero) - non sarebbe stato nelle condizioni migliori per portare a soluzione il complesso di problemi scaricatogli addosso. Prova ne siano i casi delle mascherine, dei banchi a rotelle, di Immuni, della campagna di vaccinazioni e della singolare idea di saturare il Paese di tensostrutture (su bel disegno dell’archistar Stefano Boeri), denominate Primule, allo scopo di utilizzarle come centri di vaccinazione. 

Tuttavia, occorre serenamente dire che il compito affidato dal governo ad Arcuri non era quello di risolvere, ma di presidiare la funzione e di assolvere a una specifica esigenza. A mente serena, sono molti in Italia ad avere percepito come la politica pandemica del governo Conte 2 si sia giovata di una forte e mirata comunicazione. Lo scopo era quello di manipolare l’opinione pubblica, drammatizzando e diffondendo messaggi inquietanti da un lato e presentando Giuseppe Conte come il «grande conducator» che avrebbe recato la Patria fuori dalla tempesta. In questa operazione, realizzata con successo, una parte specifica l’ha sostenuta il dottor Arcuri: lui il poliziotto cattivo, capace di fustigare gli indisciplinati, gli anarchici, le regioni, Conte il poliziotto buono che tutti rassicurava, indicando prossime vie d’uscita. Un elemento che si è rivelato fondamentale per rendere il premier -di ieri- l’uomo più popolare d’Italia.
Poiché lo stile comunicativo di questo governo è l’opposto (mai fondato sul «faremo»), era necessario tornare ai fondamentali di uno Stato di diritto restituendo a Cesare ciò che è di Cesare, cioè il complesso di pubbliche funzioni da esercitarsi in emergenza.
In questa vera e propria virata -e nelle prossime-, un ruolo fondamentale è svolto da Roberto Garofoli e da Franco Gabrielli, i sottosegretari a Palazzo Chigi che meglio conoscono la macchina amministrativa e meglio hanno saputo farla funzionare. Un presidio, i cui effetti positivi cresceranno settimana dopo settimana senza alcuna grancassa. 
La sobrietà, l’efficienza e l’interesse del Paese senza sguaiataggini e sceneggiate di dubbio gusto.


Ecco cosa significa complessivamente e nello specifico e al lordo dell’indagine giudiziaria che coinvolge alcuni funzionari del commissariato, la rimozione di Domenico Arcuri.
Ora, stendiamo il velo dell’oblio sul commissario che fu (anche se ancora assomma un ruolo cruciale nell’Ilva di Taranto a quello in Invitalia, un’anomalia da risolvere al più presto) e, ferme restando le esigenze della risposta pandemica, voltiamo pagina. A dispetto delle pessimistiche e spesso interessate previsioni, tempi migliori si appressano.
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