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EDITORIALE

La paura del vaccino è naturale. Ma sbagliata

di Paolo Ferrandi -

13 marzo 2021, 08:27

La paura del vaccino è naturale. Ma sbagliata

C'era da aspettarselo ed è successo. In un Paese ad alto tasso d'emotività come l'Italia è bastata la notizia della morte di tre persone  dopo essere state vaccinate per scatenare in molti di noi un brivido di paura che rischia di rendere più difficile lo sforzo del governo (e di tutti noi cittadini) di uscire finalmente dalla pandemia che ci tiene in scacco da un anno. Il premier Mario Draghi ieri - in un discorso nel solito stile sobrio che lo contraddistingue - ce lo ha ricordato con forza: le restrizioni - che rendono la nostra vita difficile e che stanno distruggendo il nostro tessuto economico - potranno essere levate solo quando la maggior parte della popolazione sarà vaccinata. E quindi va fatto ogni sforzo per vaccinarsi il più velocemente possibile. Numero di dosi disponibili permettendo, naturalmente.
 Eppure da qualche parte nel nostro cervello la paura rimane. Perché non sempre - anzi, a dir la verità quasi mai - agiamo in modo  razionale e perché una parte delle nostre emozioni sono del tutto slegate dalla parte della nostra mente dove si sviluppa il pensiero razionale. È una cosa naturale, visto che corrisponde a un evidente vantaggio adattivo, almeno nei tempi andati: è lo stesso meccanismo che ci rende diffidenti verso le novità e molto vigili rispetto alle possibili minacce che ci vengono dall'ambiente circostante. È la stessa emozione che ci fa desistere dal mangiare le bacche della Belladonna, così invitanti e così mortali. Allo stesso modo tendiamo a valutare ogni evento che ne segue un altro temporalmente come causato dal primo evento. Ma non è così.

Le sequenze temporali - la morte improvvisa di una persona dopo la somministrazione di un vaccino - non sono di per sé in un rapporto di causa-effetto, cioè per capirci non è affatto detto che la morte sia stata causata dal vaccino solo perché è avvenuta dopo.   Servono prove.
  Ed è appunto per questo, cioè per indagare su quanto successo - nonostante il fatto che il numero di morti per trombosi nelle persone vaccinate non sia fuori linea con il numero di morti per trombosi nelle persone non vaccinate - che si è deciso di bloccare la somministrazione del lotto del vaccino che era stato inoculato alle persone decedute. Questo per il fatto che il processo di farmacovigilanza è  molto attento alla salute dei cittadini.
Solo che purtroppo questa precauzione viene letta dalla maggior parte di noi in modo distorto come un'ulteriore prova della giustezza delle nostre impressioni. Così si crea un allarme ancora più forte. E del tutto ingiustificato. Allo stesso modo viene letto l'intervento della magistratura e l'iscrizione, come atto dovuto, sul registro degli indagati di alcune persone: dall'infermiere che ha fatto la puntura, all'amministratore delegato della casa farmaceutica produttrice del vaccino. Sono tutti, nella nostra mente, già implicati. Anzi già colpevoli. Mentre invece l'indagine deve ancora partire. E l'iscrizione nel registro degli indagati serve per permettere ai legali delle persone coinvolte di assistere a un atto irripetibile come l'autopsia che dovrà dare qualche informazione in più sulle cause della morte. Insomma, ancora una volta, un atto di garanzia viene letto come un indice di colpevolezza.
Il risultato è che le azioni che dovrebbero garantirci come cittadini alla fine provocano ondate di panico che ci danneggiano. Come successe nel 2014 con i lotti ritirati, per una serie di morti sospette,  del vaccino contro l'influenza Fluad. La paura, quell'anno, fece sì che molte persone fragili decisero di non  immunizzarsi. Con il risultato che, l'anno dopo, l'Istat rilevò un aumento della mortalità  e una diminuzione della speranza di vita. Insomma la paura di morire alla fine provocò più danni che benefici.
Per questo io martedì prossimo mi vaccinerò - sono docente a contratto dell'università di Parma - con il vaccino AstraZeneca. Con un po' di paura atavica nel cuore compensata da molta fiducia razionale nel metodo scientifico.