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EDITORIALE    

Costituzione sempre attuale, anche nell'era-Covid

di Nicola Occhiocupo -

14 marzo 2021, 09:18

Costituzione sempre attuale, anche nell'era-Covid

Da un anno ormai, dall’apparizione e dalla diffusione del virus Covid-19, milioni di italiani hanno scoperto che la Costituzione repubblicana si occupa anche della salute.
Nelle pareti delle stanze da cui parlano dirigenti dell’Istituto Superiore di Sanità, della Protezione Civile, di altri organi dello Stato, è appesa, infatti, la riproduzione del testo integrale dell’art. 32 della Costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i diritti imposti dal rispetto della persona umana”. 
 Ma come: la Costituzione italiana, ritenuta “vecchia”, “superata” anche da non pochi addottrinati e giornalisti di fama, è ora simbolo nella guerra per sconfiggere il virus che ha ucciso e sta uccidendo, in tutto il mondo, milioni di persone, tra cui oltre centomila nostri connazionali?  

 È proprio così: la Costituzione come stendardo, in Italia, dell’esercito di combattenti contro il nemico invisibile e impietoso. Il perché è da ricercarsi nella scelta lungimirante, felice, operata dal Legislatore costituente, di volere che l’oggetto caratterizzante l’ordinamento statuale nuovo da costruire fosse non lo Stato, ma la persona umana, “anteriore” allo stesso Stato, soggetto, fondamento, fine dell’ordinamento repubblicano. 
Una persona umana, per di più, vista non in astratto, ma nella concretezza della sua esistenza, nella multidimensionalità dei suoi bisogni, materiali e spirituali, nelle molteplici formazioni sociali, territoriali e non, in cui nasce, cresce, vive, opera, cerca di realizzare se stessa. Una persona titolare di diritti civili, politici, economici, sociali, indivisibili, come indivisibile è la persona, che la Repubblica, peraltro, riconosce, garantisce, proclama inviolabili, ed i doveri di solidarietà politica, economica e sociale, da adempiere in stretta correlazione con essi. 
In coerenza con questa ispirazione di fondo, su cui, invero, tante volte, in sedi diverse, mi sono dilungato, racchiusa nell’articolo 2 e negli altri undici articoli, sotto il titolo “Principi fondamentali”, e tradotta, spesso, in altri articoli, specie della sua Prima Parte; in coerenza, dicevo, con questa concezione, il Legislatore costituente ha voluto che tra questi articoli ve ne fosse uno dedicato espressamente alla salute, proprio il citato art. 32. Non solo: ha voluto anche qualificare, per la prima ed unica volta, il diritto alla salute come “fondamentale” diritto dell’individuo e interesse della collettività, e stabilire che alla sua tutela è preposta la “Repubblica”.
E la Repubblica, ovvero tutti i poteri pubblici – Stato, regioni, province, comuni – hanno l’obbligo, come stabilisce l’articolo 3, di intervenire con tutti gli strumenti idonei per liberare la persona umana da tutte quelle condizioni, non dipendenti dalla propria volontà, dalla propria responsabilità, che la ostacolano nel perseguimento del suo pieno sviluppo, materiale e spirituale. 
È superfluo sottolineare come tra le condizioni che possono ostacolare il pieno sviluppo della persona umana occupi un posto peculiare proprio la salute, che è peraltro un valore che permea di sé, direttamente e indirettamente, altre norme costituzionali: ad esempio, gli articoli dedicati al lavoro (articoli 1, 3, 4, 36, 37, 38), nel presupposto che è il lavoro, nelle sue diverse manifestazioni, a dare dignità, vita stessa alla persona. O l’articolo 9, che prescrive anche la tutela del paesaggio e del patrimonio storico ed artistico della Nazione e, quindi, dell’ambiente e dell’ecosistema, consacrata espressamente ora nell’articolo 117, ma già implicita negli articoli 2 e 32. Esiste una strettissima connessione tra paesaggio, ambiente, salute, sviluppo, cultura, ricerca scientifica e tecnica, specie se si tiene conto della citata ispirazione personalista che anima la Costituzione. Sarebbe retorica parlare di salute, di sanità, di servizi sociali, se non si provvedesse ad assicurare alla persona la possibilità di vivere in un ambiente sano, in condizioni ambientali, di lavoro, tali da evitare l’insorgere delle malattie. Non a caso, nella legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale del 23 dicembre 1978, numero 833, sono previsti articoli in cui i rapporti tra sanità ed ambiente sono individuati, anche se spesso sono dimenticati.
In questa prospettiva, il diritto alla salute si configura come diritto ad un ambiente salubre e la questione ambientale ha acquisito una posizione di assoluta centralità anche nel dibattito filosofico, etico, politico, religioso, oltre che nelle azioni positive che gli Stati dovrebbero promuovere ed adottare. 
Lo stesso discorso può farsi per le norme costituzionali dirette a disciplinare il settore economico (articoli 41-47). Nell’articolo 41 è scritto che la iniziativa economica privata è libera, ma che non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale, in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, diritti certamente compromessi senza una adeguata tutela della salute.


La salute, dunque, è il pilastro portante della persona, del suo benessere individuale e sociale, come emerge anche dalla definizione che ne ha dato, già negli anni Settanta, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo cui essa non si riferisce alla semplice integrità fisica della persona, all’assenza di malattie o della infermità, ma ricomprende le dimensioni psichiche e spirituali della persona, l’ambiente fisico, sociale, morale, in cui essa vive, opera e svolge la sua personalità.
L’articolo 32 contiene non solo diritti, ma anche limiti e doveri. Per quanto concerne i limiti, rilevante è quello posto a chi è chiamato ad applicarlo. Esso è costituito dal divieto di trattamenti sanitari obbligatori e che, nell’ipotesi in cui dovessero rendersi necessari, debbono essere imposti soltanto attraverso la legge, non con un atto normativo qualsiasi (regolamenti, circolari etc.). 


La stessa legge, tuttavia, non può violare in nessun caso limiti imposti dal rispetto della persona umana. In parole semplici, viene posto un limite insuperabile allo stesso legislatore, che, per la Costituzione repubblicana, non è più onnipotente e sovrano, come nell’ordinamento statutario. Le ragioni sono ben chiarite, ormai da tempo, oltre che dalla dottrina, dalla giurisprudenza costituzionale. Nella sentenza della Corte costituzionale numero 218 del 1994, si legge, tra l’altro, che la tutela della salute implica e comprende il dovere dell’individuo di non ledere né porre a rischio con il proprio comportamento la salute altrui, in osservanza anche del principio generale secondo cui il diritto di ciascuno trova un limite nel reciproco riconoscimento e nell’eguale protezione del coesistente diritto degli altri. 
Le simmetriche posizioni dei singoli debbono contemperarsi ulteriormente con gli interessi della comunità, che possono richiedere la sottoposizione della persona a trattamenti sanitari obbligatori, posti in essere anche nell’interesse della persona o prevedere la soggezione di essa ad oneri particolari. 
Oltre e al di là dei profili giuridici, ci sono quindi valutazioni di ordine bioetico, morale. Esiste, come si comprende facilmente, il problema della vaccinazione, oggetto, come è noto, di polemiche vivaci in questo periodo. Viene in gioco cioè la tutela non solo della propria salute, ma anche di quella degli altri, della collettività, la tutela del bene comune.
Emerge chiaramente un dovere, una responsabilità per ciascuna persona di vaccinarsi, onde evitare di mettere a rischio beni fondamentali sia sul piano personale che sociale. Papa Francesco ha affermato che vaccinarsi contro il Covid-19 è “opzione etica”, frutto di un serio discernimento della situazione globale. Il documento del novembre 2020 del Comitato Nazionale per la Bioetica sostiene in linea di principio l’adesione volontaria alla vaccinazione. È auspicabile che i trattamenti sanitari siano somministrati sulla base della libera scelta dei soggetti, previa adeguata corretta informazione, non per imposizione. Ma non è possibile soffermarsi su queste problematiche di vivo interesse e forte complessità.


La pandemia ha fatto esplodere, tra l’altro, la crisi del Servizio Sanitario Nazionale, istituito con oltre trent’anni di ritardo dall’entrata in vigore della Costituzionale, con la legge 22 dicembre 1978, numero 833. Una crisi in atto, invero, molto tempo prima della pandemia, oggetto di studi, convegni, dibattiti, di proposte di riforme e di cambiamento, mai comunque approvate, in grado di rispondere ai nuovi bisogni di salute dovuti anche all’allungarsi della vita media, con conseguente aumento di diffusione di patologie ed incremento di spese. Riforme mai realizzate anche quando la salute e la sanità sono entrate nell’Agenda dell’Unione Europea, il cui terzo Programma (2014-2020) ribadisce anche l’importanza della salute per il sistema economico-sociale del Paese e indica modelli innovativi e sostanziali, in cui i Paesi dovevano, debbono muoversi. L’Italia e l’Europa, purtroppo, sono state colte impreparate dall’avvento della pandemia e dai relativi problemi, come testimonia anche la questione legata alla produzione e alla somministrazione dei vaccini.
L’emergenza sanitaria, sociale, economica e politica in atto, provocata da un virus invisibile e malefico, impone ora con urgenza l’adozione di un piano strategico, di lungo periodo, di riforma strutturale dell’intero assetto sanitario, nelle sue diverse articolazioni, di governo e territoriali, che non può essere solo di carattere organizzativo, finanziario, di definizione di competenze tra i diversi livelli di governo. Il paradigma da cui ripartire, o forse, meglio partire, è che la salute, come proprio la pandemia sta dimostrando, ammesso che ce ne fosse bisogno, occupa un ruolo centrale per la crescita, lo sviluppo della società e che, quindi, investire nella sanità non è una spesa, ma un investimento. Il benessere della intera collettività deve realizzarsi attraverso la tutela della salute della persona. 


È giunto il momento, quindi, di dare attuazione piena, compiuta, ai principi costituzionali richiamati in materia di salute. Essi, come anche l’esperienza in atto sta dimostrando,  non sono invecchiati, ma sono idonei a rispondere alle sfide molteplici che la società complessa contemporanea pone. 
La Costituzione può essere ancora la bussola che indica a navigatori esperti e lungimiranti la rotta maestra per conseguire la vittoria sul nemico invisibile del momento e costruire una comunità di persone che, pur con idee politiche diverse, fedi religiose diverse, culture diverse, ne condividono la ispirazione di fondo, i principi fondamentali, i valori, nella consapevolezza dei propri diritti e dei propri doveri.