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EDITORIALE

Il piano Usa e le possibili conseguenze per il mondo

di Augusto Schianchi -

20 marzo 2021, 08:48

Il piano Usa e le possibili conseguenze per il mondo

Con il piano da quasi 2 mila miliardi di dollari, che aggiunti ai precedenti diventano 6 mila miliardi, gli Stati Uniti hanno ripreso la leadership economica del mondo. La Federal Reserve immetterà (per ora) 2.5 mila miliardi a tasso zero nel sistema bancario. I consumatori (che avevano già ricevuto 600 dollari a testa) hanno accumulato nell’anno passato risparmi in eccesso per 1,6 mila miliardi. A questo si aggiunge il nuovo contributo di 1.600 dollari ciascuno. 
Per fine anno (se i vaccini funzionano) la disoccupazione scenderà sotto la soglia simbolo del 5%.
La manovra di Biden presenta, come sempre in questi casi, diversi rischi. Se i consumatori spenderanno i 2 mila dollari di cash ricevuti, l’inflazione potrebbe rialzare la testa. Non sappiamo, perché questo di Biden è l’intervento più imponente dalla Seconda Guerra mondiale. E l’economia mondiale potrebbe andare in surriscaldamento.
Se l’inflazione sale, il prezzo delle obbligazioni scende perché salgono i tassi d’interesse. Il rendimento del 10-anni americano è già salito di un punto percentuale. Poiché il tasso d’interesse è unico per il sistema finanziario globale, per i paesi emergenti (come il Brasile), con tanto debito estero in dollari, la vita si fa più difficile. Altresì il problema si ribalta sull’Europa e sul suo programma di mantenere i tassi a zero. Anche la Fed non intende alzare i tassi, ma tutto dipenderà dall’inflazione. La previsione è che resti entro il 2% nel lungo periodo. 
Ma se nel breve dovesse andare oltre?

Non sappiamo perché un intervento pubblico di queste dimensioni non si era mai visto, e per il nuovo livello d’inflazione distinguere quanto sarà un effetto a breve e quanto sarà strutturale è semplicemente impossibile. 
L’indicatore cruciale sarà ancora la disoccupazione, il riferimento della visione sociale dell’economia. Che è responsabilità della politica. Non va dimenticato che a causa della crisi, l’economia americana è arrivata a perdere il 15% dei posti di lavoro. Ancor’oggi mancano all’appello, rispetto al prima della pandemia, oltre 9 milioni di posti di lavoro.
L’espansione americana trascinerà l’economia mondiale, anche l’Europa, nonostante i suoi ritardi nei vaccini e la minore impegno di spesa pubblica destinato alla ripresa dell’economia. Nel frattempo, gli Stati Uniti sono ritornati ad essere il motore del mondo, avendo aumentato le importazioni del 50%, rispetto a prima della pandemia. L’OCSE prevede a fine 2022 che l’America (unica tra i paesi avanzati) avrà una dimensione maggiore rispetto a quanto era previsto per la stessa data prima della pandemia. Nei prossimi 6 mesi l’America crescerà più della Cina, che ha ristretto la politica monetaria per contenere l’espansione del credito, con un calo di borsa da febbraio del 9%.
L’Europa in questo periodo di pandemia ha fatto molto, ma forse -temiamo- non abbastanza. Con i vaccini abbiamo mercanteggiato troppo con le case farmaceutiche, poi per ritrovarci comunque spiazzati dalle loro inadempienze. Nei momenti di emergenza bisogna gettare il cuore oltre l’ostacolo. Senza se e senza ma, con coraggio e determinazione.
L’Italia continua ad essere l’anello debole della catena europea per via, come al solito, del proprio debito pubblico, troppo elevato rispetto agli altri paesi europei grandi e piccoli che siano. Così quando si arriva a discutere di aiuti, al momento si è tutti generosi, ma poi riemerge ineludibile la domanda: chi pagherà per questo nuovo debito? Per questo le priorità devono essere si vaccinazioni e recovery plan, ma anche un piano a lungo termine, almeno 30 anni, per il rientro dal debito, adesso che i tassi sono a pari zero. Se un piano di rientro credibile venisse approntato, i nostri amici europei si sentirebbero più tranquilli, e forse insieme potremmo arrischiare di più per superare la pandemia, reggere l’urto americano e la prevedibile reazione cinese.