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EDITORIALE

Putin: il lupo perde il pelo ma non il vizio

di Paolo Ferrandi -

23 marzo 2021, 09:49

Putin: il lupo perde il pelo ma non il vizio

Non capita spesso che un presidente degli Stati Uniti chiami un altro capo di Stato «assassino». Eppure questo è quello che ha affermato Joe Biden di Vladimir Vladimirovic Putin durante un’intervista a George Stephanopoulos, uno dei giornalisti di punta dell’Abc, cioè una delle tre reti generaliste americane con maggior audience. È anche vero che l’intervista era abbastanza informale – tra le altre cose Biden ha parlato anche del destino di uno dei suoi due cani lupo, Major, che è in «rehab» per aver azzannato un incolpevole agente del Secret Service -, ma l’affermazione è stata chiara, così come l’accusa alla Russia di aver cercato di interferire, ancora una volta, nel processo elettorale americano a favore di Donald Trump.

In realtà ci sono pochi dubbi sul fatto che Putin sia più che un assassino in prima persona il mandante di almeno due tentati omicidi e un omicidio vero e proprio. L’omicidio è quello dell’ex membro del Kgb Alexander Valterovich Litvinenko, reo di aver disertato e di essersi messo a collaborare con i servizi britannici. Litvinenko fu ucciso a Londra con una dose mortale di polonio, un elemento radioattivo che produce la morte dopo atroci sofferenze. Un caso che fece scalpore anche in Italia perché vi fu marginalmente coinvolto anche il consulente italiano Mario Scaramella, anche lui contaminato dall’elemento radioattivo. Sergey Viktorovich Skripal, un altro disertore del Kgb che collaborava con i servizi britannici, fu colpito in Gran Bretagna con la figlia Yulia da un gas nervino molto potente e mortale anche se assorbito a piccole dosi, il Novichok. 

Ma per fortuna non morì e anche la figlia si salvò. Anche qui si ha la ragionevole certezza che a compiere il tentato omicidio siano stati membri dei servizi segreti russi. Come ci sono pochi dubbi che anche il tentato omicidio del principale dissidente russo, cioè Alexei Anatolievich Navalny , sia stata organizzato, sempre con il Novichok, dai servizi russi con l’assenso o almeno la conoscenza da parte di Vladimir Vladimirovic. Del resto la struttura stessa del potere russo, la sua «verticalità», per usare il termine tecnico con cui si definisce l’asse che dall’autocrate si diffonde per i rami anche più bassi della burocrazia statale, rende molto improbabile che Putin non fosse a conoscenza dei tentativi di assassinio. 

Ci sono pochi dubbi anche che la Russia abbia cercato – con l’attività di influenza che da sempre caratterizza i servizi russi – di interferire nelle elezioni americane. Ci sono le risultanze dei rapporti dei servizi Usa, delle commissioni parlamentari e dell’inchiesta indipendente del procuratore speciale Robert Mueller a dimostrarlo. Che poi queste azioni abbiano sortito un qualche effetto è invece materia di acceso dibattito.

Insomma, per dirla con la franchezza di Nancy Pelosi, la speaker democratica della Camera di rappresentanti Usa, Biden ha detto che Putin è un killer perché lo è. Se, poi, vogliamo aggiungere un tocco letterario, più da Ian Fleming – l’inventore di 007 – che da John le Carré – il cui Smiley è molto più crepuscolare – basta riportare la parte finale dell’intervista di Biden con Stephanopoulos: «Ho guardato Putin negli occhi – dice Biden che all’epoca dell’incontro riferito non era presidente – e gli ho detto “Lei sembra non avere anima”». Al che Putin, con una battuta degna di Ernst Stavro Blofeld, il capo della Spectre e arcinemico di 007, risponde: «Allora ci siamo capiti perfettamente».