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EDITORIALE

Un Patto per cambiare la Pubblica amministrazione

di Alfredo Alessandrini -

27 marzo 2021, 08:52

Un Patto  per cambiare  la Pubblica amministrazione

Nei punti fondamentali indicati dalla Commissione europea a cui si devono ispirare i Piani nazionali di ripresa e resilienza dei singoli Stati, ve ne sono due che riguardano i ritardi strutturali del nostro Paese: la modernizzazione della digitalizzazione della Pubblica amministrazione; la riqualificazione e l’implementazione dell’educazione alle capacità digitali.
Ora i due punti di medio periodo hanno un presupposto fondamentale: la riqualificazione della Pubblica amministrazione attraverso la digitalizzazione e l’educazione all’utilizzo delle capacità digitali anche da parte degli utenti devono partire da una Pubblica amministrazione messa in grado di trasformare la sua capacità organizzativa;  nel contempo occorre predisporre un piano per rendere amichevole l’utilizzo delle tecnologie informatiche di base da parte degli utenti, anche quelli che non sono nativi digitali che sono tanti.
Come affronterà il Governo Draghi le procedure per raggiungere questi obiettivi strategici, che hanno potenti interconnessioni con tutti gli altri obiettivi? 
Crediamo che il pragmatismo mostrato del presidente del Consiglio in questa prima fase sia l’approccio giusto.
Alludiamo al Patto di innovazione per il lavoro pubblico e la coesione sociale firmato il 10 marzo 2021 dal presidente del Consiglio e dal ministro della Pubblica amministrazione Brunetta e dai segretari generali delle tre centrali sindacali.
 
E’ importante che il Ministro si sia richiamato alla stagione della concertazione con le forze sociali guidata da Carlo Azeglio Ciampi e alle parole del presidente Mattarella che vogliamo citare perché hanno un profondo significato. Questo Patto mette al centro i lavoratori e le lavoratrici della pubblica amministrazione nella consapevolezza che sono il volto della Repubblica, secondo la definizione del presidente Mattarella.
I sei punti del contratto si riferiscono a fondamentali aspetti contrattuali, già ampiamente trattati.
Ci vogliamo, invece, concentrare su un aspetto toccato negli interventi e che ha un valore fondamentale: l’orientamento al risultato. Questa è, prima di tutto, una premessa di tipo culturale che deve svilupparsi attraverso un importante piano formativo, di pari passo con l’utilizzo più spinto delle tecnologie informatiche. Ma deve avere una premessa di impianto normativo. Infatti, come afferma il Ministro, bisognerà sfrondare una serie di normative che vanno sostituite o aggiornate. Il richiamo all’orientamento al risultato significa mettere al centro l’utente e le risposte alle sue esigenze. Siamo convinti che i dipendenti pubblici attendono questo cambiamento con disponibilità, in quanto vedere soddisfatti gli utenti è un salto di qualità fondamentale per ogni persona che lavora.
E posto che i lavoratori e le lavoratrici del settore pubblico erogano non prodotti ma servizi, che hanno una base immateriale che si materializza, molto spesso o quasi sempre, con la risposta alla esigenza prospettata, è ovvio che le modalità con cui si svolge questo atto sono fondamentali. Di qui la particolare condizione di incontro fra l’esigenza dell’utente e la proposta che si materializza con l’intervento specifico dei dipendenti pubblici.
Riteniamo che aver posto al centro del Recovery plan il ruolo dei dipendenti della P.A., la loro soddisfazione sul lavoro, le risposte pronte agli utenti sia un atto rilevante che fa comprendere come i punti del Piano nazionale di ripresa e resilienza non sono staccati fra di loro ma prevedono di essere affrontati con un’ottica a matrice con continui scambi fra di loro.