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La lezione del virus: è vera libertà solo se condivisa

di Patrizia Ginepri -

30 marzo 2021, 09:02

La lezione  del virus:  è vera libertà  solo se condivisa

Siamo   provati, l'ultimo miglio sembra non finire mai. Da oltre un anno viviamo    giornate scandite da bollettini di guerra,    appelli drammatici,  narcisismo  e retorica («andrà tutto bene»). Siamo iperconnessi, ma del tutto privi di  nutrimento relazionale.  Le misure restrittive  hanno minato l'essenza umana anche  sul piano della libertà,  consegnandola   al buio dell'incertezza e della paura  di chi si trova ad affrontare la malattia, di chi è lontano dai suoi cari, di chi era già solo tra le mura di casa.   Stiamo vivendo,  involontariamente,  una sorta di esperimento sociale:  la desertificazione delle occasioni di incontro, la sospensione del tempo e della mobilità. Secondo uno studio del Massachusetts Institute of Technology di Boston le persone forzate all'isolamento desiderano interazioni sociali in modo simile a quello in cui un affamato si mette in cerca di cibo, poiché esiste una base neurale condivisa fra due tipi di desiderio dopo una lunga privazione. Impareremo qualcosa da questa perturbazione psicologica prolungata? Come spiega lo psicoanalista Massimo Recalcati, il Covid ci ha indotto a correggere la nostra rappresentazione della libertà. Fino all’insorgere della pandemia  abbiamo pensato che fosse una proprietà individuale, che coincidesse con la volontà dell’Io. Ora abbiamo capito che è strettamente  connessa con la comunità. Il virus  ci ha obbligato a  proteggerci, a edificare muri, a rimanere chiusi nelle nostre case perché l'altro è una minaccia. Al tempo stesso ci ha indicato che senza  libertà condivisa nessuno si salva. Quando ritorneremo ad abbracciarci le priorità saranno cambiate.