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EDITORIALE

Enrico Letta, la foglia di fico di un Pd allo sbando

di Domenico Cacopardo -

01 aprile 2021, 09:00

Enrico Letta,  la foglia di fico di un Pd  allo sbando

Ebbe ragione Carlo Levi quando scrisse «Il futuro ha un cuore antico».  Così, se osserviamo la situazione politica di queste settimane non possiamo non tornare a ciò che la ha determinata. Da un lato l’evoluzione della destra (sempre meno centro-destra) per l’assottigliarsi dei consensi nei confronti di Berlusconi&suoi, e per la crescita esponenziale di Lega e Fratelli d’Italia, oggi separati della diversa collocazione rispetto al governo e, forse, all’Europa. Dall’altro, l’inesistenza del centro, come luogo delle tradizionali mediazioni e agglutinazioni. E dall’altro ancora la sinistra (anche qui va rimossa la parola centro: l’endiadi s’è per ora dissolta) che nella frazione grillina è ancora in mezzo a vari guadi, dai quali discenderà cosa e chi politicamente sopravviverà e nella frazione Pd ha acquisito un assetto della cui solidità è lecito dubitare. Infatti, posto di fronte a una crisi politica (mi verrebbe da scrivere «esistenziale»), la più grave dalla sua fondazione, il Pd scarta, impone (di fatto) le dimissioni a Nicola Zingaretti, in piena sindrome di Peter Pan e, alla fine della fiera non affronta la crisi, la nasconde anzi ricorrendo a una foglia di fico, Enrico Letta. Una foglia di fico qualificata certo, la cui storia personale, peraltro, annovera successi e insuccessi.
 Nei fatti, nessuno dei gravi problemi nei quali si dibatteva il partito è stato affrontato: non la sudditanza dimostrata nei confronti degli alleati di governo grillini; non l’assenza di una identificabile e significativa piattaforma riformista; non il fallimento del progetto di Recovery Plan; non la paradossale indicazione di Giuseppe Conte come leader in pectore del centro-sinistra;  non l’assenza di una discussione sul futuro immediato, di medio e lungo periodo del Paese e dei suoi giovani (i giovani, un tempo che rimane confinato alla preistoria, erano la forza del Pci e della DC). 
Insomma, questo Pd sembra diventato una mera forza di presidio a somiglianza dei presidi territoriali militari impegnati nella routine burocratica. Allo stato, la novità consiste nella liquidazione dell’unico leader riformista del decennio, Matteo Renzi e della sua politica riformista (a proposito Enrico Letta si pronunciò a favore della riforma costituzionale del rivale) i cui frutti si sarebbero potuti cogliere nell’emergenza pandemica. Ma non c’è dubbio che una revisione critica prima o dopo si imporrà e sarà il prezzo principale che il Pd dovrà pagare per riprendere la strada di partito a vocazione maggioritaria o di «partito della nazione» e, quindi, di maggiore rilevanza istituzionale.
Se Enrico Letta è stato la foglia di fico del Pd, occorre dire che in queste poche settimane non ne è diventato il garante. Nel senso che, considerandosi investito di pieni poteri, ha esibito indifferenza per le variegate posizioni interne. Ora, chi ha esperienza politica sa che le correnti dei partiti sono connesse e relative a visioni diversificate della politica che non possono essere cancellate d’un colpo. Vanno rispettate e, con la discussione e l’approfondimento, portate su piattaforme unitarie, su, cioè, politiche condivise. Dalla condivisione nasce l’unità. Non dai diktat. 
E poi, l’«Operazione donne» che ha investito la segreteria del Pd e i capi-gruppo Camera e Senato ha purtroppo un amaro sapore paternalistico molto lontano dalla cultura politica del Pd e dei partiti da cui discende: le donne non sono una specie protetta, meno che mai dal segretario di un partito. Hanno titolo e diritto di essere parte, in par condicio, nella lotta politica e nelle cariche politiche. E debbono essere poste nelle condizioni di conquistarsele queste cariche, non di vedersele consegnate in virtù del loro sesso.
Da queste semplici riflessioni emergono le complesse difficoltà del compito affidato al pro-console chiamato dalle Gallie (il parallelo con Cesare sia di buon augurio).
Tutto ciò che verrà dal giorno dell’insediamento, Enrico Letta dovrà conquistarselo. Solo così diventerà il leader a tutto tondo che la sinistra o, se preferite, il centro-sinistra aspetta.